A una settimana esatta dal drammatico verdetto del Druso, il silenzio spettrale lasciato dallo zero a zero di Bolzano è stato rapidamente rimpiazzato dal rumore assordante di una piazza in piena ebollizione: questi primi sette giorni di Serie C forzata hanno offerto una panoramica desolante ma quantomai indicativa dello stato di salute in cui versa l'intero pianeta biancorosso. Il distacco emotivo e la freddezza della retrocessione si sono immediatamente tradotti in una serie di dinamiche contrapposte: da una parte il rito quasi automatico e un po' ipocrita dei post di scuse digitali da parte dei calciatori, inaugurato da Esteves e proseguito da Dorval, Rao e altri a cascata, e dall'altra lo scontro istituzionale senza precedenti che sta ridisegnando i confini politici e sportivi della città.

Il fulcro di questa prima settimana post-disastro si è spostato inevitabilmente dal terreno di gioco alle stanze del potere cittadino, dove il sindaco Vito Leccese si è fatto portavoce del sentimento di rivalsa di un intero popolo ferito: l'irritazione a Palazzo di Città è montata ora dopo ora di fronte al silenzio iniziale di Luigi De Laurentiis, un muro di gomma durato oltre settantadue ore che ha fatto percepire alla tifoseria l'ennesimo schiaffo d'arroganza da parte della proprietà. La tensione è letteralmente esplosa nel momento in cui il primo cittadino, stanco di attendere risposte informali o tramite Pec sui programmi futuri del club, ha deciso di alzare le barricate mettendo in discussione la concessione stessa dello stadio San Nicola per il prossimo campionato: un braccio di ferro durissimo in cui le parole del patron biancorosso, costretto infine a dichiararsi pronto al confronto, hanno incassato la dura replica del sindaco che ha ribadito come il Bari non possa più essere trattato alla stregua di un semplice asset aziendale da spremere a proprio piacimento.

Il gelo profondo tra l'amministrazione e la Ssc Bari rischia adesso di produrre conseguenze clamorose per l'iscrizione stessa alla terza serie, costringendo la società a valutare scenari alternativi e quasi impensabili come quelli di dover indicare altri impianti per disputare le gare casalinghe. La sensazione diffusa al termine di questi primi sette giorni di passione è che la frattura sia ormai insanabile e che la tifoseria abbia intrapreso una strada senza ritorno basata sull'isolamento totale di una dirigenza ritenuta l'unica responsabile del fallimento sportivo. Le lacrime di coccodrillo dei tesserati non hanno scalfito minimamente la rabbia di una piazza che oggi si aggrappa alla fermezza delle proprie istituzioni per pretendere quella verità e quel rispetto che sono mancati sistematicamente durante tutto l'arco dell'anno.

Sezione: In Primo Piano / Data: Ven 29 maggio 2026 alle 19:00
Autore: Enrico Scoccimarro
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