Un ottimo ragazzo. Ci tiene a sottolineare l’aspetto umano di Francesco Grandolfo, ancor prima di quello tecnico, il suo angelo custode Vincenzo Tavarilli. L’ex allenatore della Primavera prima di Maiellaro, ormai a pieno organico nello staff della prima squadra biancorossa, domenica pomeriggio ha aiutato Francesco nel riscaldamento per il suo esordio da titolare. Doveva essere poco più di una passerella e di una bella soddisfazione per un ragazzo promettente. Si è trasformata invece nell’evento della stagione biancorossa. Proprio negli ultimi novanta minuti disponibili, Grandolfo è riuscito nell’impresa. Ha utilizzato il pallone come gli antichi alchimisti speravano di usare la Pietra Filosofale: ha trasformato la partita conclusiva di un campionato anonimo e da dimenticare in un match che vale oro, per se stesso e per il futuro del Bari.
E anche per i tifosi che in questo clima di incertezza e smobilitazione, hanno qualcosa a cui aggrapparsi. Vincenzo Tavarilli paragona Grandolfo a Gilardino: “Bravissimo nel difendere palla, nel giocare di sponda, nel far salire la squadra e, come ha dimostrato a Viviano e alla retroguardia rossoblù, nel finalizzare come pochi”. Impossibile trovare un precedente simile nel campionato italiano: una tripletta è già evento rarissimo in un torneo difficile come il nostro. Riuscirci all’esordio in serie A è record assoluto. Certo la prudenza suggerisce di riflettere sul fatto che il Bologna in questo finale di stagione è irriconoscibile, che si trattava di un match senza significato e quant’altro. Ma la tripletta resta, e inevitabilmente scatena molta curiosità intorno a Grandolfo. Tavarilli credeva in lui già da un po’. “Quando era negli Allievi lo portava già in Primavera. Un predestinato, insomma” – dice l’ex giocatore biancorosso.
Fosse stato per lui, e anche per Mutti, l’esordio sarebbe avvenuto anche prima. Invece Ventura, in piena emergenza, ha puntato su Rana e Caputo, non intravedendo le sue potenzialità. Inevitabile che i tifosi non pensino a cosa sarebbe potuto essere il campionato del Bari con un attaccante così, magari in grado di chiudere in doppia cifra.
Tavarilli tiene a sottolineare che al contrario di quanto detto in queste ore successive alla tripletta, Grandolfo non è affatto un jolly d’attacco capace di giocare anche come esterno in un tridente o in un 4-2-4 alla Conte (o alla Ventura). “Non ha la progressione, lo spunto per saltare l’uomo – fa notare Tavarilli -. Ha altre straordinarie qualità. Come detto, uno dei suoi pregi maggiori è l’equilibrio. Merito della sua famiglia, presente, solida e attenta a lasciarlo tranquillo. E anche di Gazzi, suo compagno di stanza e giocatore ideale per un ragazzo che vuole capire cosa vuol dire essere professionisti”.
La società crede in lui. Tutto lascia pensare che il prossimo anno possa essere quello della consacrazione. Certo una tripletta in serie A può rendere difficile accettare una stagione nella serie cadetta. Ma come detto Grandolfo ha l’equilibrio necessario per capire che da fine agosto dovrà ricominciare da zero, senza troppe pressioni, per certificare che davvero il Bari può ripartire da lui. Tavarilli assicura che è un ragazzo già pronto fisicamente, e che non ha paura degli avversari e dei contrasti: “Domenica pronti via e Mutarelli è entrato duro su di lui, scaraventandolo a terra. Lui non ha fatto una piega, si è rialzato e ha continuato a fare la sua partita”. Super partita, e dopo i gol Francesco Grandolfo è subito corso da Tavarilli ad abbracciarlo, consapevole che quella tripletta era anche un po’ merito di chi ha creduto fin da subito in lui, di chi gli ha dato consigli importanti e continuerà a farlo.
Autore: Gaetano Nacci
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