Cinque stagioni a Bari, più di cento presenze tra campionato e Coppa Italia, ed un ricordo sempre presente nella memoria per il suo mentore calcistico, Enrico Catuzzi. Questo il percorso in riva all'Adriatico di Danilo Ronzani, ex coriaceo difensore dei galletti tra il 1978 ed il 1983.

In esclusiva ai nostri microfoni il sessantenne rivela: “Fui il primo acquisto dell’era Matarrese. Pur di venire qui, rifiutai una proposta del Milan. Mi presero dal Velletri, e per me fu l’inizio di un’esperienza fantastica. La società aveva grandi progetti, l’obiettivo era sempre la risalita in serie A. Ma quell'anno ci salvammo appena, cambiando tre allenatori. Giocai un solo spezzone di gara, a Genova, contro i rossoblù, in un match fondamentale per non retrocedere. Non dimentico quel giorno, e sarò sempre grato a Catuzzi per quella scelta.”

Raggiunta la permanenza in cadetteria, nell’estate del 1979 in panchina si sedette Renna: “Rimase con noi un anno e mezzo. Cercavamo il salto di categoria, e vennero presi nomi importanti, ma la massima serie restò un miraggio. Nel calcio non sempre i programmi vengono rispettati, nonostante gli investimenti sostenuti dalla proprietà. Io facevo la spola tra prima squadra e giovanili, ma riuscii a ritagliarmi uno spazio importante anche in quel contesto.”

Una squadra con un organico di tutto rispetto, con gente del calibro di Iorio, Serena e Canestrari, si ritrovò invischiata nella lotta per non retrocedere. Così, ad undici partite dal termine della stagione 1980-’81 Catuzzi riprese il comando delle operazioni: “Il cambio tecnico fruttò ancora una volta la permanenza in B. In quello stesso periodo, ci togliemmo la soddisfazione di vincere la Coppa Italia Primavera, battendo 2-0 il Milan al “Della Vittoria”. Ricordo la tribuna dello stadio stracolma, ed una gioia immensa. In quella nidiata di baresi, mi dovetti adeguare. Ho dovuto imparare il dialetto. Eravamo un bel gruppo, ed abbiamo un grande rapporto, ancora oggi.”

L’annata 1981-’82 è rimasta stampata nella memoria collettiva dei tifosi: “Gli stessi ragazzi delle giovanili vennero portati in blocco in prima squadra. E stupimmo tutti. Il mister era il numero uno, e noi giocavamo a memoria. Arrivammo vicinissimi all'obiettivo. Eravamo giovanissimi, emeriti sconosciuti, e spiccammo il volo. Fu un vero peccato non arrivare alla A.”

Dopo aver sfiorato il sogno, arrivò inaspettato il crollo, con l’inopinata caduta in C, nel 1982-‘83: “Venne inserita gente importante, su un telaio collaudato. Ma fummo molto sfortunati. Sbagliammo 6 rigori in campionato, andò tutto per il verso sbagliato. Neanche l’arrivo di Radice riuscì ad evitare il disastro.”

La carriera da giocatore di Ronzani proseguì,  con esperienze a San Benedetto del Tronto, Pescara e Mantova, ma la compagine biancorossa gli è rimasta nel cuore: “Torno in Puglia sempre volentieri, anche per eventi di beneficenza con i miei ex compagni.”

E la sua speranza, per il futuro del club, viene espressa a chiare lettere: “In un contesto come quello attuale, secondo me anche la Federazione non sa cosa fare. Io mi auguro che decidano per il meglio. Bari ed i suoi supporters meritano, a prescindere, ben altre categorie. Una piazza come questa deve stare in A. Il passaggio tra i cadetti è solo una tappa. Per me, la squadra andrebbe promossa ad honorem.”

Sezione: Amarcord / Data: Gio 21 maggio 2020 alle 00:00
Autore: Giovanni Gaudenzi
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