Il Bari sprofonda, ancora. E fa male dirlo perché ormai la sensazione è quella di un film già visto, che si ripete senza colpi di scena, senza svolte, senza appigli a cui aggrapparsi. Nell’ultimo weekend è arrivata la seconda sconfitta consecutiva, e il modo in cui è maturata racconta più di mille analisi tattiche: dopo lo 0-3 interno con il Palermo, pesante e umiliante, è arrivato un altro schiaffo, forse ancora più doloroso, nello scontro diretto per la salvezza di Mantova, perso 1-2 nei minuti di recupero. Una mazzata che spinge il Bari sempre più giù.

La cura Longo, al momento, non decolla. Ma sarebbe profondamente ingiusto — e persino comodo — puntare il dito contro l’allenatore. Moreno Longo è l’ultimo dei colpevoli, totalmente l’ultimo. Dopo l’apparente scossa del successo all’esordio contro il Cesena, la squadra è tornata rapidamente nel suo habitat naturale di questa stagione: il grigiore, la fragilità, l’assenza di identità. Oggi il Bari ristagna al penultimo posto, in piena zona retrocessione e lo fa con l’aria di una squadra che non riesce più nemmeno a ribellarsi.

Questa classifica nasce da lontano. È il prodotto di un mercato mai convincente, mai aggressivo, mai davvero energico. Un mercato estivo pieno di scommesse perse e di scelte sbagliate, che a gennaio avrebbe dovuto trovare coraggio e visione per essere corretto. Perché il mercato invernale dovrebbe servire proprio a questo: riparare. Riparare gli errori, rimettere insieme i cocci, dare ossigeno a un gruppo in difficoltà. Ma gli errori commessi in estate sono stati tanti, troppi, e oggi presentano il conto tutti insieme.

Le parole di Longo nel post partita di Mantova sono forse l’aspetto più inquietante di questo momento. Quando un allenatore arriva a dire che, oltre ai cinque cambi effettuati, ne avrebbe voluti fare altri cinque, significa che il problema non è episodico, né tattico. È strutturale. È il segnale di una squadra svuotata fisicamente e mentalmente, di uomini che non riescono più a tenere il campo, di un gruppo che sembra aver perso fiducia in sé stesso prima ancora che nel progetto.

Il Bari oggi è questo: una squadra fragile, impaurita, senza energia e senza certezze. E il tempo, ora, non è più un alleato. Servono scelte forti, immediate, e soprattutto serve la consapevolezza che questa situazione non è figlia del caso, ma di una lunga serie di decisioni sbagliate. Continuare a rimandare significherebbe solo accompagnare il Bari sempre più a fondo in un tunnel che, settimana dopo settimana, appare sempre più buio.

Sezione: In Primo Piano / Data: Lun 09 febbraio 2026 alle 14:00
Autore: Antonio Testini
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