Nel prosieguo dell'intervista esclusiva rilasciata ai nostri microfoni, il direttore sportivo del Bari dal 2007 al 2010 Giorgio Perinetti dall'alto della sua competenza e professionalità ha evidenziato le difficoltà nel trovare un valido attaccante nella delicata campagna di mercato invernale: "È difficile procurarsi un attaccante di livello. Oggi si dovrebbe parlare più di reparto attaccanti che di attaccante. Sono pochi i giocatori veramente decisivi in quel ruolo. Uno lo ha il Palermo ed è Pohjanpalo, gli altri sono perle rare. Sicuramente Vivarini saprà trovare anche delle alternative. Il mio Athletic Palermo in Serie D è il miglior attacco del girone con una sola punta che non è neanche quella che totalizzato tutti i gol. Questo significa che sviluppando la manovra in un certo modo si può ovviare anche all'assenza di attaccanti particolarmente prolifici".
Non è mancata una riflessione riguardo le questioni societarie, a seguito dell'annuncio del presidente De Laurentiis di un interessamento da parte di possibili acquirenti stranieri: "Bisogna vedere perché la famiglia De Laurentiis ha acquistato il Bari all'epoca, che obiettivi aveva e cosa pensa di aver maturato come idee per il futuro. Mi pare che il calcio italiano ritrovi sempre nella vendita all'estero la soluzione per vari problemi. Abbiamo tantissime proprietà estere in Serie A e diverse in Serie B. Certamente per quanto riguarda il Bari risolverebbe il problema della multiproprietà che angoscia un po' tutto l'ambiente barese".
Un problema generale che incide sulle prestazioni negative della Nazionale, è sicuramente lo scarso impiego di giovani italiani e le difficoltà nella valorizzazione dei nuovi talenti. La visione di Perinetti, che ha provato ad analizzare il fenomeno in profondità: "Credo che noi abbiamo difficoltà a tornare a un format che possa essere utile per la formazione del giovane calciatore. Per fortuna ultimamente qualche giovane talento sta crescendo. Però credo che sia un problema su cui insistere ancora, ma credo che tutto sta alla base. Inutile continuare a verniciare la facciata, bisogna anche vedere cosa possiamo fare come lavoro di base".
Il direttore Perinetti ha dedicato interamente la sua vita al calcio ed ancora oggi, a quasi 75 anni e con oltre 50 di carriera alle spalle, continua a lavorare incessantemente. Ecco il segreto della sua eterna giovinezza: "Il calcio è cambiato molto. Quando si hanno un po' di anni sulle spalle, si pensa sempre che il passato sia migliore. Io non credo sia migliore o peggiore, bisogna sempre aggiornarsi. Il minimo comune denominatore di tutte le mie gestioni è la passione. Siccome ho ancora questa passione, continuo a stare sui campi di calcio. Mi fa sentire più giovane".
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