Mehdi Dorval rappresenta, per longevità e caratteristiche, uno dei pilastri su cui la società ha scelto di investire nel lungo periodo. Eppure, lungo la corsia laterale non si vede più quella spinta travolgente che lo aveva reso un fattore nelle passate stagioni. Rimasto a Bari come uno dei pochi calciatori di proprietà - e dunque patrimonio del club - portava con sé l'onere di una definitiva maturazione, un salto di qualità che avrebbe dovuto trasformarlo da giovane promessa a certezza assoluta della categoria.

Dorval è rimasto un punto fermo nelle rotazioni, trovando spazio sia con le precedenti gestioni che con l’attuale guida di Vincenzo Vivarini. Tuttavia, i dati raccontano una storia diversa dalle aspettative: nelle 14 apparizioni di questo campionato, l'incisività negli ultimi metri è stata pressoché nulla. Al di là dei semplici tabellini, è la mancanza di coraggio nell'uno contro uno e la scarsa precisione nei cross a destare preoccupazione, soprattutto considerando che la sua esplosività dovrebbe essere l'arma in più per scardinare le difese avversarie. Lo spostamento continuo tra la fascia destra e quella sinistra ha certamente influito sul suo rendimento, ma non può giustificare una tale involuzione tecnica.

​A complicare il giudizio sulla sua annata c'è l'incredibile vicenda vissuta in estate, quando la sua carriera sembrava destinata a spostarsi in Russia. Quella cessione al Rubin Kazan per circa 2,5 milioni di euro pareva un'operazione perfetta per le casse del club e per le ambizioni del ragazzo, che aveva già completato l'iter delle visite mediche. Il fallimento della trattativa per la mancata presentazione di garanzie finanziarie da parte dei russi ha però creato un danno doppio: ha restituito a Vivarini un calciatore emotivamente provato dal mancato salto e ha simultaneamente congelato il mercato in entrata del Bari, impedendo l'arrivo di rinforzi già bloccati.

​Analizzando le sue prestazioni, la generosità non viene mai meno e la capacità di coprire grandi porzioni di campo resta intatta. Ciò che si è smarrita è la lucidità nelle scelte decisive: troppe diagonali lette in ritardo, troppi palloni regalati agli avversari in fase di uscita e una timidezza cronica quando si tratta di puntare il fondo. Si tratta di mancanze che pesano come macigni per un terzino che fa della proiezione offensiva il suo tratto distintivo, ma che in questa prima parte di torneo ha offerto ben pochi spunti degni di nota.

​C'è poi un tema di maturità personale. Dorval non può più considerarsi l'under arrivato dalla periferia del calcio per imparare il mestiere. Con decine di battaglie alle spalle in maglia biancorossa, dovrebbe oggi essere un punto di riferimento emotivo per lo spogliatoio. Invece, nei momenti di massima pressione, la sua figura tende a eclissarsi, limitandosi al "compitino" senza mai prendersi la responsabilità di una giocata fuori dagli schemi o di un richiamo ai compagni nei momenti di sbandamento.

​Le critiche piovute sull'esterno sono figlie della delusione per un calciatore che dovrebbe essere il motore di questa squadra e che invece sembra girare a ritmi troppo bassi. In un Bari che ha bisogno di ritrovare identità e grinta per risalire la china, la sufficienza o le amnesie difensive non sono più tollerabili. Se Dorval vuole davvero dimostrare di essere quel valore aggiunto che il Rubin Kazan aveva intravisto, deve ritrovare immediatamente la cattiveria necessaria per dominare la sua fascia di competenza.

Sezione: In Primo Piano / Data: Gio 01 gennaio 2026 alle 18:00
Autore: Enrico Scoccimarro
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