In una stagione finora avara di soddisfazioni, la parabola di Gabriele Moncini merita un'analisi che vada oltre i risultati. Quando è sbarcato a Bari, il suo profilo non era stato presentato come quello del terminale implacabile da venti gol a stagione, ma piuttosto come un calciatore in cerca di riscatto, pronto a fungere da preziosa alternativa a Gytkjaer. L'idea iniziale era quella di un’alternanza tattica: il danese come finalizzatore puro, Moncini come l’attaccante di manovra, capace di lottare nel fango dell’area di rigore e legare il gioco, offrendo caratteristiche diverse e una fisicità utile a scardinare le difese più chiuse.
I fatti, però, hanno rapidamente ribaltato le gerarchie. Con il passare dei mesi, Moncini non solo ha convinto la guida tecnica, ma ha superato ogni più rosea aspettativa, scalzando la concorrenza e prendendosi di forza la maglia da titolare. A parlare per lui è la classifica marcatori della Serie B, che lo vede stabilmente tra i protagonisti con uno score di 5 reti messe a segno finora. Una discreta continuità che testimonia lo stato di grazia di un attaccante finalmente in fiducia, capace di ottimizzare al massimo le poche chance che gli capitano tra i piedi.
Sia chiaro, il rendimento di Moncini assume un valore ancora più alto se contestualizzato nel deserto tecnico che spesso lo circonda. Il paradosso è evidente: il numero 11 biancorosso sta facendo il suo, ma è vittima di una squadra che alle sue spalle fatica a produrre gioco e a rifornirlo con la dovuta frequenza. Troppo spesso lo si vede lottare in solitudine contro le difese avversarie, costretto a rincorrere palloni sporchi o a inventarsi giocate dal nulla per sopperire alla lentezza della manovra di centrocampo.
C'è il forte rammarico che, con un supporto diverso dalle corsie laterali e una trequarti più lucida nel servire l'ultimo passaggio, i suoi numeri oggi potrebbero essere ancora più impattanti. Moncini ha dimostrato di avere il senso del gol e la cattiveria necessaria per trascinare il gruppo, ma non può fare tutto da solo. Per un Bari che oggi si aggrappa alla sua vena realizzativa per risalire la china, diventa fondamentale iniziare a servirlo con palloni realmente giocabili, trasformando quel lavoro di manovra che lui garantisce in occasioni concrete da finalizzare.
In un mercato di gennaio che dovrà necessariamente portare nuova linfa, la certezza da cui ripartire è proprio lui. Se il Bari vuole davvero cambiare marcia nel 2026, deve smettere di sprecare il potenziale di un attaccante che ha già dimostrato di poter essere un fattore determinante. La fiducia Moncini l'ha conquistata sul campo; ora tocca al resto della squadra dimostrare di essere alla sua altezza.
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