Daniel Andersson, capitano silenzioso. VIDEO

La rubrica Amarcord è dedicata al ricordo dei giocatori, delle partite e dei momenti di gloria della vostra squadra del cuore: il/la Bari.
14.10.2011 17:00 di Domenico Mancini  articolo letto 6313 volte
Daniel Andersson
Daniel Andersson

Jean Francois Gillet è stato certamente l’ultimo vero Capitano che il Bari ricordi. La sua partenza in estate, direzione Bologna, ha lasciato un vuoto enorme e caricato di una pesante eredità il nuovo leader biancorosso, Massimo Donati.
Molti addetti ai lavori fanno notare come il portiere non sarebbe il più indicato a fare anche le veci di capitano in una squadra; piuttosto, il capitano dovrebbe trovarsi sempre nel vivo dell’azione, pronto a strigliare i propri compagni (quando serve) e dettare legge in mezzo al campo con la sua leadership.
Non fa eccezione il Bari che, prima del “regno” di Gillet, ha visto numerosi centrocampisti indossare la ambita fascia.
Nell’appuntamento di oggi, vorremmo parlare di quello che è stato un grande capitano durante gli anni d’oro del Bari di Fascetti; un giocatore forse dimenticato troppo presto dalla tifoseria, molto più legata alla figura del “vichingoKlaas Ingesson.
E proprio per sostituire Ingesson, passato nel frattempo al Bologna (a volte ritornano...), nella lontana estate del ’98 arrivò a Bari, Daniel Jerry Andersson, giovanissimo centrocampista svedese di belle speranze.
Ci mise davvero poco a dimostrare il suo valore e a stregare anche un tecnico esigente come Eugenio Fascetti, diventando titolare inamovibile di un Bari che si apprestava al suo secondo campionato di A consecutivo, dopo la strepitosa salvezza ottenuta l’anno precedente.
In molti hanno troppo presto dimenticato la saggezza di quello che sarebbe ,di lì a poco tempo, diventato il leader silenzioso di quella splendida squadra; il suo fondamentale ruolo di “volante” davanti alla difesa fece più volte la differenza. In più il suo piede destro e la sua freddezza, permisero al ragazzo arrivato dal Malmo di diventare anche un grande e infallibile rigorista.
Andersson a Bari fu una sorpresa per tutti, tranne forse per Regalia che l’aveva astutamente scovato, per come riuscì a inserirsi e ambientarsi in quello che, allora si, era decisamente il campionato più bello e difficile al mondo. Andò via nel 2001, con il Bari in caduta libera, dopo aver totalizzato 97 presenze e messo a segno ben 16 reti.
Per altri tre anni girovagò in Italia (Venezia, Palermo, Chievo e Ancona) ma senza mai tornare ad essere quello ammirato in Puglia, poi nel 2004 fece ritorno in patria in quella che era stata la società da cui era partito, quel Malmo dove ancora oggi milita. Nella sua carriera anche 74 presenze con la nazionale svedese, con la quale ha disputato anche due campionati europei (2000-2008) e due edizioni del campinato del mondo (2002 e 2006).
Daniel Andersson continua ancora oggi a giocare su ottimi livelli, anche se ha arretrato il suo raggio d’azione e il suo ruolo; nel Malmo si è ora reinvenato difensore centrale, sfruttando l’esperienza e il senso della posizione, da sempre suo punto di forza.
Il motivo per cui oggi a Bari siano in pochi a ricordarlo come uno dei migliori giocatori ammirati al San Nicola negli ultimi dieci anni, resta un mistero. Perché il capitano di quell’ultimo Bari di Fascetti, era e continua a dimostrare di essere, un signor giocatore…

BARI-VENEZIA 3-0 (gol su rigore)

BARI-LECCE 3-2 (gol dell'1-1)