Il Bari si è preso quello che, fino a pochi giorni prima, sembrava quasi sfuggirgli di mano: la possibilità di giocarsi tutto ai play-out. La vittoria di venerdì sera al stadio Ceravolo contro il Catanzaro ha rimesso in piedi una stagione che per lunghi tratti era sembrata destinata al tracollo immediato. Ma sarebbe un errore enorme confondere il traguardo con la salvezza.

Il Bari non si è salvato. Si è semplicemente guadagnato il diritto di provarci ancora.

Ed è una differenza sostanziale, perché adesso inizia la parte più dura. Due partite, andata e ritorno, contro il Südtirol. Prima al San Nicola, poi a Bolzano. Un doppio confronto in cui i biancorossi partono con uno svantaggio regolamentare pesantissimo: essendo arrivati dietro in classifica, dovranno vincere nei 180 minuti complessivi. Se il punteggio totale dovesse restare in equilibrio, a salvarsi sarebbero gli altoatesini.

Tradotto: il Bari non può gestire nulla. Deve prendersi tutto.

Ed è qui che il discorso si fa interessante, ma anche spietato. Perché questa squadra, durante la stagione, ha spesso mostrato difficoltà proprio quando c’era da imporre il proprio peso specifico. Ha saputo reagire in alcune emergenze, ha avuto lampi di orgoglio, ma raramente è riuscita a costruire continuità. Ora invece serve esattamente ciò che è mancato per mesi: equilibrio, lucidità, personalità.

La vittoria di Catanzaro ha avuto il merito di restituire un po’ di fiducia e di riaccendere una convinzione interna che sembrava consumata. Ha detto che il Bari, se messo con le spalle al muro, può ancora trovare risorse emotive. Ma i play-out non si vincono solo con l’adrenalina del momento. Si vincono con la testa.

Servirà un Bari maturo, capace di leggere le due gare come un’unica partita lunga centottanta minuti. Senza ansia, senza frenesia, senza la tentazione di voler risolvere tutto all’andata. Perché il primo errore sarebbe trasformare il match del San Nicola in una corsa disordinata contro il tempo.

Allo stesso tempo, però, i biancorossi sanno di non poter essere attendisti. Devono creare un vantaggio, costruirsi un margine, portare a Bolzano qualcosa di concreto. È un equilibrio sottile tra coraggio e intelligenza, tra necessità di vincere e obbligo di non scoprirsi troppo.

Molto passerà anche dai simboli di questo finale di stagione. Dai gol di chi deve incidere, dalla leadership di chi ha esperienza, dalla freschezza di chi può cambiare ritmo. E soprattutto dalla capacità del gruppo di sentirsi finalmente squadra, cosa che in questa annata è accaduta solo a intermittenza.

Il paradosso del Bari è tutto qui: dopo mesi di delusioni, ha ancora il destino nelle proprie mani. Ma non ha più margine per sbagliare. I play-out non sono una seconda possibilità romantica. Sono un esame feroce. Chiedono nervi saldi, umiltà e fame. Chiedono di meritare la categoria quando durante l’anno non si è riusciti a difenderla abbastanza.

Adesso il Bari sa cosa deve fare. Non basta più sopravvivere. Deve vincere. Due battaglie per restare in piedi. Due venerdì per decidere se questa stagione resterà una ferita o diventerà almeno una cicatrice.

Sezione: Copertina / Data: Lun 11 maggio 2026 alle 11:30
Autore: Antonio Testini
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