Questo gelido sabato di febbraio ha riservato ulteriori novità per il caso "The Last Bet" della Procura di Cremona. Come riportato nel pomeriggio sulle pagine del nostro giornale, questa mattina sono scattate le manette per il portiere del Piacenza Mario Cassano ed anche per Angelo Iacovelli, l'infermiere di Bari vicino al clan Parisi, che avrebbe fatto da tramite tra alcuni giocatori biancorossi e la banda degli zingari che organizzava le combine.
Iacovelli è stato incastrato dalle confessioni dell'ex terzino del galletto Andrea Masiello, che, lo ricordiamo, è stato interrogato prima a Cremona e poi a Bari. E il verbale contenente le confessioni dell'attuale giocatore dell'Atalanta è stato reso pubblico: "Quando sono andato a giocare a Bari nel gennaio del 2008 - ha messo a verbale Masiello, stando a quanto riportato da La Repubblica - conobbi quasi subito Angelo Iacovelli che era una persona che gravitava spesso attorno ai giocatori del Bari, andava a mangiare con loro, faceva parte del loro contesto. Attorno al marzo-aprile l'atteggiamento di Angelo cominciò a cambiare. Ricordo che mi fece conoscere Bellavista. Fu proprio attorno a marzo che Angelo mi portò sotto casa, a Bari, Bellavista che mi cominciò a dondare perchè io gli riferissi 'nello spogliatoio che aria si respirasse'. Bellavista facevadei discorsi allusivi, osservanfo che noi giocatori del Bari ci impegnavamo allo spasimo, ma facevamo uno sforzio inutile in quanto ci poteva essere una scorciatoia per conseguire dei risultati più proficui: era evidente che Bellavista faceva riferimento alla possibilità di alterare il risultato di qualche partita".
Andrea Masiello ha, inoltre, fornito ulteriori dettagli sul modo di agire della banda degli zingari in occasione delle gare finite nel mirino della procura di Cremona. Eccole qui elencate:
BARI-SAMPDORIA: "Fu poco prima di Bari-Sampdoria, giocata il 23 aprile, che accadde il primo episodio: la sera prima della partita io e gli altri giocatori eravamo in ritiro presso l'albergo Una Hotel di Torre a Mare. In quell'occasione Iacovelli mi ha contattato telefonicamente chiedendomi di revarmi in una camera dove mi aspettavano due imprecisati signori che volevano parlare con me. Avendo intuito che potesse trattarsi proprio di un discorso intorno alla manipolazione di partite, mi rifiutati di raggiungerli. La mattina seguente attorno alle 11 scesi per incontrare Iacovelli a seguito di una sua ulteriore chiamata. Lo trovai assieme a uno sconosciuto che non proferì parola. Iacovelli mi chiese se c'era la possibilità di perdere la partita con la Sampdoria. Dopo pochi attimi io gli espressi un netto rifiuto. La cosa finì li e giocai regolarmente la mia partita per vincere. In effetti perdemmo ma si trattò di una sconfitta a seguito di un normale svolgimento della partita, almeno per quanto mi consta. Qualche sera più tardi Iacovelli mi contattò sempre per telefono. Scesi all'esterno della mia abitazione e il predetto mi chiese nuovamente se ero disposto a essere coinvolto nella combine della successiva sportiva".
BARI-ROMA: "La partita successiva era Bari-Roma che finì 2-3. Ricordo che Iacovelli mi disse che, qualora avesse accettato, c'era pronta per me in auto una valigetta con i soldi. Da come si espresse Iacovelli io capii che avrei dovuto rivolgermi ai miei compagni di squadra. Io naturlamente rifiutai e me ne tornai a casa. Da allora cominciai ad avere paura".
BARI-CHIEVO : "Nicola De Tullio (ndr, personaggio ritenuto dagli investigatori baresi in contatto con uomini dei clan locali), ristoratore barese che ha un locale frequentato da tutti i giocatori del Bari e dai dirigente che è a circa un chilometero dallo stadio, si presentò sotto casa mia un tardo pomeriggio,acccompagnato da Iacovelli e da una seconda persona, un italiano. Il Di Tullio mi chiese di fargli sapere se ci fosse stata una disponibilità a livello di spogliatoio, evidentemente sempre al fine di alterare i risultati di una partita. Probabilmente faceva riferimento alla partita Bari-Chievo"
PALERMO-BARI: "Il 4 maggio ricordo che dopo una cena venni contattato da Iacovelli che mi contattò presso l'Una Regina dove andavamo in ritiro. Arrivato in albergo trovai Marco Rossi, Bentivoglio e Parisi, quest'ultimo sopraggiunto in un secondo tempo. C'era anche Iacovelli con altre due persone che non parlavano italiano. La proposta fatta da Iacovelli fu quella di perdere la partita con il Palermo con due gol di scarto. Iacovelli disse che i soldi erano già pronti e ce li mostrò. Noi giocatori ci confrontammo e decidemmi di allontanarci subito, molto a disagio per la situazione. In sostanza decidemmo di non accettare alcuna proposta. Il 5 maggio Iacovelli si presentò sotto casa mia chiedendo di potermi parlare. Io scesi e Iacovelli mi consegnò 35mila euro. Entrai in una specie di stato confusionale, in quanto ero in grave imbarazzo e difficoltà. Per il momento presi i soldi, tornai a casa e li nascosi. Passò una mezzora e Iacovelli mi portò una busta con ulteriori 35mila euro dicendo qualcosa come "tienili che c'è possibilità di farla". Nell'occasione mi disse che la medesima somma, e cioè 70mila euro ciascusno - e quinbdi 280mila euro complessivi - li avevano ricevuti Rossi, Bentivolgio e Parisi. Io non avevo alcuna intenzione di tenere quel denaro, ma ero confuso e non sapevo come comportarmi. La sera successiva del 6 maggio parlai con Paarisi, Rossi e Bentivolio nella mia camera. Ricordo che mentre mi trovavo lì con i miei compagni, ho ricevuto un sms di Iacovelli in cui mi indicava il numero di un certo Palmiro invitandomi a chiamarlo per dare l'ok circa l'alterazione della partita. Al termine della riunione con i miei compagni decidemmo di andare in campo per giocarci la partita, come se non avessimo accettato la proposta. Ciò avvenne almeno da parte mia. In effetti, riguardando il filmato della partita mi sono reso conto che la stessa era stata giocata regolarmente. L'unica perplessità riguardava il comportamento di Belmonte in occasione del primo gol. Non ho idea se il Palermo abbia vuto qualcosa a che fare con questi tenetativi di combine. La sera della partita, tornando dalla trasferta, incontrai nuovamente Iacovelli sotto casa e gli restituì il denaro che mi aveva dato. Da allora interruppi i contatti".
Infine, Masiello ha riferito ai magistrati anche quanto gli è capitato dopo la sua cessione all'Atalanta: "Ricordo che ad Agosto mi arrivò un messaggio di Iacovelli in cui rappresentava che mi voleva bene prcisando che "il mondo è piccolo e Angelino arrivava da tutte le parti". In effetti io avevo cambiato il numero di telefono, ma lui era riuscito ugualmente ad averlo. Io intesi la telefonata come una velata minaccia, proprio in quanto lui cercava di farmi capire che era inutile scappare da lui".
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