Nel proseguo della nostra intervista a Luigi Monopoli, trova spazio un ricordo dei Matarrese, rivalutati a distanza di anni: "Avendola affrontata con mano, seppur giovanissimo, confermo che il Presidente ed la famiglia sono stati, a lungo, contestati, anche con poche presenze allo stadio, però effettivamente trovare qualcuno con quell'attaccamento e longevità non è semplice. Tante cose le apprezziamo quando le abbiamo perso".

Dicembre 2010, Roma-Bari 1-0. ​​​​​Luigi potrebbe subentrare (ed esordire coi grandi) ad un Rinaldi malconcio, ma rimane in panchina. Un ricordo bellissimo, seppur confuso: "È un momento talmente bello e forte di cui, in realtà, ricordo ben poco perché l'emozione la fa da padrone. Ma credo che sia il sogno di qualsiasi ragazzo cresciuto nei campetti di provincia. Mi dispiace non avere avuto altre opportunità di esordio, ma è stato un onore ed un piacere aver indossato una maglia così prestigiosa, anche da capitano in Primavera".

Cosa s'è portato Monopoli nel proseguo della carriera e tutt'ora dai suoi anni baresi? "Mi porto dietro tanto di Bari. A livello lavorativo, l'esperienza calcistica la ricordo volentieri, perché è stata una scuola. Arrivai a nove anni, e ne vissi altri dieci nel settore giovanile. All'epoca, gli allenatori erano educatori e ti insegnavano a vivere in un gruppo di venti persone e a portare rispetto dal dirigente al magazziniere. Quindi, non solo a livello calcistico, sono cresciuto a livello di educazione grazie agli insegnamenti di una realtà così importante".

Tanti i compagni ammirati e da cui "rubare" qualcosa: "Ricordo con emozione non tanto l'anno della panchina, ma quando si arrivò quasi in Europa la stagione prima, coi vari Bonucci, Ranocchia, Almiron, Donati, Barreto, Kutuzov: tutti nomi che avevano ben figurato o che erano in rampa di lancio, pensando ai primi che ho detto. Anche il carisma di capitan Gillet, nella sua figura di capitano, fu ispirazione".

Circa la sua carriera, l'ex centrale si dice soddisfatto: "Dico sempre che ognuno ha quel che si merita e probabilmente ho commesso qualche errore, potendo credere di più nei miei mezzi. Ma sono contentissimo, tra amicizie ed insegnamenti. Per mia fortuna, o bravura, ho vissuto vittorie di campionati o lotte per provarci, in realtà importanti come Barletta, Bitonto, Trani, Bari ovviamente, ma anche a Viareggio dove mi son trasferito. Il calcio è stato lavoro e divertimento e sono soddisfatto di quanto fatto".

In chiusura, qualche parola sull'attuale lavoro ed un eventuale ritorno nel calcio: "Sono ingegnere di un'azienda che si occupa di raccoglimento e smaltimento di rifiuti a Viareggio. Fino a dicembre, ho continuato a giocare ma, con le dinamiche solite nel dilettantismo, sono venuto via dall'ultima società. Ora sto intraprendendo il percorso per diventare allenatore, dando una mano ad un mio mister di qualche anno fa. Mi sto approcciando a nuove sfide, ma sono ancora agli inizi. Spero di potervi continuare".

Sezione: In Primo Piano / Data: Mar 10 febbraio 2026 alle 07:00
Autore: Piervito Perta
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