Le strade di Rosario in Argentina sono state i suoi primi campi di calcio. Porte delimitate da sassi e da muri, dove poter segnare e dimostrare la propria abilità. A dieci anni il tesseramento e l’esordio con Newell’s Old Boys. Per il 22enne Fernando Martin Forestieri, soprannominato El Topa da "topador" (scavatrice), il trampolino di lancio verso il mondo dei professionisti. Nel maggior club della sua città ci resta pochi anni perché nel 2003 viene acquistato dal Boca Juniores, squadra di Buonos Aires. “Posso dire di essere stato fortunato – confessa Forestieri – con l’aiuto della mia famiglia ho avuto l’opportunità di giocare a calcio e di farlo diventare il mio lavoro. Quando si è piccoli non si guarda molto al futuro, il calcio lo si considera solo un gioco. Pensate che il sabato riuscivo a giocare anche tre partite di seguito!”.
Se non fossi diventato calciatore?
Non saprei proprio cosa avrei fatto. Sono cresciuto in un quartiere pericoloso dove ci vuole poco per imboccare strade sbagliate. Mio padre (un tassista) e mia madre hanno fatto molto per tirare su me e i miei due fratelli. Non è stato facile. Molti, ancor oggi, mi ricordano che sarei potuto andare a rubare.
Quattro uomini in famiglia. Un bel lavoro per tua madre?
Una donna dalla grande personalità e pazienza. Mi ricordo, quando ero piccolo, con i miei fratelli aspettavamo papà la sera per giocare. Nel piccolo salone di casa nostra spostavamo i mobili, mettevamo due sedie come pali e giocavamo a pallone. Mia madre, giustamente, andava su tutte le furie…!
Dall’Argentina all’Italia. Non ti piaceva il calcio sud americano?
Sono due nazioni con grandi tradizioni. La scelta l’ho presa dopo che avevano sparato a mio fratello colpendolo ad un polmone. Avevo promesso a me stesso che se si fosse salvato me ne sarei andato con tutta la famiglia. Così ho fatto.
Mille euro al mese. Se fosse stato questo il tuo stipendio?
Nel luogo dal quale provengo anche mille euro sono una bella cifra per vivere. Ho avuto la fortuna di fare questo mestiere e non voglio sprecare l’occasione che la vita mia ha donato. Voglio crescere professionalmente e togliermi molte soddisfazioni. Ho tempo per farlo.
Dal 2007 sei entrato nel calcio professionistico.
Ho giocato dalla Primavera fino alla serie B. Possedendo anche la cittadinanza italiana sono riuscito a ritagliarmi anche un posto nelle nazionali giovanili. Prima nell’Under 17, poi nell’Under 19 e, quest’anno, nell’Under 21. Anche se ho giocato per soli 5 minuti.
Il tuo sogno?
Vivo alla giornata cercando di migliorarmi sempre. Ora cerco di raggiungere la salvezza con il Bari, poi vedremo. Ammiro il Barcellona, Messi, ma non nascondo che vorrei, un giorno, arrivare ad indossare la maglia nero azzurra dell’Inter.
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