Quando da piccoli i bambini sognano cosa fare nella vita, spesso si immaginano su un campo da calcio, palla al piede e col nove dietro le spalle. Crescendo, i tifosi si rivedono nel bomber, slogan associato al goleador e che ha fatto le fortune di Bobo Vieri. Chi non vedeva da piccolo Holly e Benji, immedesimandosi nelle cavalcate trionfali del ragazzino giapponese? Quel cartone animato ha insegnato che in una squadra di calcio l'attaccante è uno dei ruoli fondamentali, il più avvezzo a critiche, ma anche il più amato e osannato dal pubblico.

Lo sa bene Mirco Antenucci, sceso due estati fa dalla Serie A nella terza serie italiana per sposare il progetto della famiglia De Laurentiis. Acclamato dai più, si è preso la scena fin dalla prima gara a suon di gol. Non si discute il talento e il cinismo, ma da qualche giorno Antenucci è finito sul banco degli imputati per un piccolo sfogo post Catanzaro. Molti tifosi non hanno apprezzato le sue parole, intrise di un velo polemico. E' un giocatore che fin qui ha messo il cuore e la grinta, con quasi 30 gol in una stagione e mezza. Ma ciò non basta per non essere al centro delle critiche quando le cose vanno male, soprattutto se il mirino della disamina è l'ambiente biancorosso.

A Bari molti ricordano ciò che è successo con Ciccio Caputo, uno che per la maglia biancorossa ha dato tutto. Il bomber di Altamura ha più volte affermato di amare la maglia della sua terra, ma anche che il troppo amore lo stava distruggendo. Nonostante i tanti gol nel palmares, le critiche piovute dalla tifoseria, sia per un presunto coinvolgimento nel calcio scommesse (in seguito smentito) sia per alcuni errori sotto porta, lo hanno condizionato oltremodo. Nonostante l'impegno e le lacrime per il Bari, Caputo fu costretto a salutare la Puglia. Oggi l'attuale attaccante del Sassuolo è in Nazionale, pronto a giocarsi le sue chance in ottica Europeo. E tanto basta per capire quanto male può fare accanirsi su un giocatore che dà tutto.

Da sempre Bari ha un rapporto teso con il proprio bomber, un rapporto di amore ma anche di eccessiva aspettativa. Senza scomodare Protti e Tovalieri, amati incondizionatamente dalla tifoseria e ancora osannati, in molti ricorderanno le critiche piovute ai vari Maniero, accusato di non impegnarsi e correre abbastanza in campo, De Luca, visto più come un moscerino che una zanzara, Joao Silva, impresentabile prima che poi esplodesse dal 2014 in poi, e i vari Kutuzov, Castillo, Santoruvo, Cavalli, Spinesi, Motta o per i più grandi Capocchiano, Lipatin, De Gregorio, Di Vaio, Flachi, Godeas e via dicendo.

Criticare è lecito, ma quello che Antenucci stesso voleva far emergere è che la critica deve essere il punto di partenza per una presa di conoscenza e strumento di miglioramento. Gettare sentenze ha danneggiato tanti numeri nove, farlo in maniera costruttiva remando insieme nella stessa direzione ha invece esaltato tanti altri goleador.

Sezione: Focus / Data: Mar 01 dicembre 2020 alle 22:00
Autore: Claudio Mele
Vedi letture
Print