L’addio di Francesco Vicari, ormai prossimo a salutare il capoluogo pugliese per sposare il progetto Reggiana, rischia fortemente di peggiorare l'emorragia di leadership in uno spogliatoio che, mai come in questo gennaio 2026, appare privo di bussole emotive. Con la sua cessione, il Bari perde il capitano formale, ma soprattutto uno dei pochi volti capaci di garantire una certa continuità d’esperienza in un reparto arretrato già martoriato dalle amnesie collettive.

La fascia, per gerarchia e anzianità di servizio, passa giustamente ora sul braccio di Raffaele Pucino (che era già vice). Il terzino campano è senza dubbio un elemento che conosce bene l'ambiente e le dinamiche della categoria, un professionista che non si è mai sottratto alle responsabilità nei momenti bui. Tuttavia, il dubbio che serpeggia è lecito: può bastare solo lui a trascinare una squadra che sembra svuotata di ogni certezza? La leadership è un bene che si divide e si moltiplica, ma se resta isolata rischia di trasformarsi in un peso troppo grande anche per un veterano come lui.

Scandagliando il resto del gruppo alla ricerca di trascinatori, il primo nome della lista è inevitabilmente Nicola Bellomo. Il "ragazzo della città vecchia" ha il carisma e l’attaccamento alla maglia necessari per far capire ai compagni cosa significhi giocare al San Nicola, ma il suo impiego a intermittenza e un ruolo tecnico non sempre centrale ne limitano l'impatto carismatico nei novanta minuti. C'è poi Gaetano Castrovilli, che per pedigree e talento dovrebbe essere il faro della squadra. Eppure, il ragazzo di Minervino sembra ancora troppo concentrato sul recupero della propria miglior versione tecnica per potersi caricare sulle spalle l'intero peso psicologico del gruppo; la sua è una leadership silenziosa, tecnica, che però fatica a tramutarsi in quella cattiveria agonistica che serve per uscire dal fango.

Non va meglio se si guarda ad altri elementi di esperienza come Dorval, Gytkjaer o il nuovo arrivato Cistana, il quale però è appena entrato in gruppo e non può certo essere investito del ruolo di salvatore della patria in una settimana. Il franco-algerino invece non possiede caratteristiche comportamentali da trascinatore, mentre il danese è arrivato quest'anno con ben altre aspettative, non conosce ancora benissimo l'ambiente e fatica anche a trovare minutaggio. Ci sarebbe Giulio Maggiore, che però non ha calcato altri palcoscenici in carriera oltre a Spezia e Salernitana e comunque non ha dato grandi segnali caratteriali.

Manca quel giocatore capace di ringhiare, di alzare la voce quando la manovra ristagna e di scuotere i compagni dopo un gol subito. Il Bari attuale sembra un’orchestra con pochi buoni solisti ma senza un vero direttore d’area, un gruppo che nei momenti di difficoltà si guarda intorno alla ricerca di uno sguardo rassicurante che, troppo spesso, non trova. La caccia al leader, che non c'è, resta dunque il tema centrale: senza un'iniezione di personalità, oltre che di tecnica, la fascia di Pucino rischia di restare un simbolo solitario in un mare di insicurezze.

Sezione: In Primo Piano / Data: Gio 15 gennaio 2026 alle 09:00
Autore: Enrico Scoccimarro
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