In una stagione di alti, bassi, ma soprattutto di mediocrità, il Bari si trova ora a fare i conti con una classifica che promette, perlomeno, un inizio di lotta per provare a raggiungere l'agognata massima serie. Tuttavia, la sensazione è che i biancorossi questa serie - o una lotta un po' meno ostica - debbano meritarsela, mostrando molto più di quanto visto finora. Certo, voltandosi indietro a un anno fa, è giusto rendere onore al merito a un progetto molto più logico e sensato, soprattutto per la guida tecnica, rispetto alle macerie che rischiavano di portare baracca e burattini nel baratro della C.
Ma guardando al presente, la realtà racconta di una squadra che fatica a trovare continuità e, soprattutto, un'identità chiara. Il problema principale? Una squadra che si esprime a sprazzi, spesso incapace di dare continuità al proprio gioco e di finalizzare quanto prodotto.
BOMBER CERCASI - La prima causa? Una, lampante a tutti: l'assenza di un vero bomber, o più semplicemente un finalizzatore solido, un attaccante in grado di garantire quei gol che fanno la differenza tra una stagione anonima e una corsa ambiziosa alla promozione.
L'arrivo di Nicholas Bonfanti dal Pisa aveva suscitato qualche speranza, ma il suo impatto non è stato quello atteso. Certo, il giovane attaccante ha mostrato sprazzi di talento, segnando al debutto contro il Frosinone, ma non si è rivelato quel bomber capace di trascinare la squadra nei momenti di difficoltà. Kevin Lasagna, dal canto suo, alterna buone prestazioni a partite anonime, con un rendimento discontinuo che rende difficile puntare su di lui come leader offensivo. Senza un riferimento offensivo solido, il Bari fatica a concretizzare la mole di gioco prodotta, e il peso dell’attacco è spesso sulle spalle dei centrocampisti o degli esterni, Dorval in primis. Si tratta di una lacuna strutturale che, col passare delle giornate, è diventata sempre più evidente.
L'IDENTITA' CHE MANCA - L’altro grande nodo riguarda l’identità di gioco. Il Bari di Moreno Longo alterna momenti di calcio propositivo a lunghi tratti di confusione tattica. Il passaggio dal 3-4-2-1 al 3-5-2, pensato per dare più solidità e controllo in mezzo al campo, non ha prodotto gli effetti sperati. La squadra appare spesso incerta su come sviluppare la manovra, alternando fasi di buon palleggio a momenti in cui si affida esclusivamente ai lanci lunghi e alle giocate individuali.
In particolare, manca una strategia chiara quando si tratta di attaccare squadre chiuse. Il possesso palla spesso sterile e la scarsa incisività negli ultimi trenta metri rendono il Bari prevedibile. I numeri lo confermano: il reparto offensivo è tra i meno prolifici del campionato, e questa sterilità è una delle principali ragioni per cui i biancorossi non riescono a compiere il salto di qualità.
GIOCATORI CHIAVE TRA LUCI E OMBRE - Se alcuni giocatori chiave come Radunovic, Mantovani e Oliveri hanno fornito prestazioni positive a tratti, la loro incostanza è diventata un ulteriore problema. Spesso il Bari si è trovato a dover gestire blackout difensivi o errori individuali che sono costati punti pesanti. Inoltre, la fase difensiva non sempre appare ben organizzata, e il numero di gol subiti nelle ultime gare dimostra una fragilità che non può essere sottovalutata.
A questo si aggiunge una situazione contrattuale incerta: molti elementi della rosa sono in prestito secco, il che potrebbe incidere sulla motivazione e sulla stabilità del gruppo. In un campionato come la Serie B, dove la continuità è tutto, una squadra senza certezze rischia di trovarsi a metà classifica senza un vero obiettivo concreto da perseguire.
PERCHE' I CONTI ANCORA NON TORNANO - Alla base delle difficoltà del Bari ci sono scelte di mercato forse troppo ottimistiche, che non hanno tenuto conto della necessità di avere un attaccante prolifico e di costruire una squadra con una precisa identità tattica. Il problema non è tanto la qualità dei singoli giocatori o il modulo, quanto la difficoltà nel creare un sistema che valorizzi al meglio l’ultima fase: occasioni e conclusioni, che latitano anche da fuori area.
Il tempo per correggere la rotta sta scadendo e servono decisioni forti: ritrovare una chiara idea di gioco, evitare cambi tattici continui e, soprattutto, iniziare a essere concreti sotto porta. Il Bari ha le potenzialità per essere protagonista, magari anche ai playoff, ma finché non risolverà questi problemi, i conti continueranno a non tornare.
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