Nell'ambito della rubrica di TuttoBari Tangorra in...tackle, abbiamo intervistato l'ex calciatore del Bari Massimiliano Tangorra. Con l'ex biancorosso abbiamo parlato del mercato e della sfida giocata dal Bari contro il Palermo. Di seguito, le sue parole in esclusiva.
La costruzione dal basso è un tratto distintivo del Bari di Caserta: come valuta l’efficacia di questo meccanismo nella partita contro il Palermo e quali dettagli tattici pensa vadano ancora perfezionati per affrontare avversari che pressano alto?
“La costruzione dal basso credo che sia una prerogativa di quasi tutte le squadre del panorama calcistico. Oggi tutti gli allenatori tentano di impostare il proprio gioco così, spesso e volentieri fanno partecipare addirittura il portiere, cosa che io poco condivido. Può andar bene come idea ma nel momento in cui si hanno giocatori, difensori, capaci tecnicamente e caratterialmente di avere la personalità per poter impostare; soprattutto quando poi si incontrano squadre avversarie che pressano alto e quindi è sempre un rischio giocare nei pressi dell'area di rigore la palla. Oltre alle doti tecniche, servono anche doti di serenità a livello mentale e di grande autostima e fiducia in quello che si fa. Credo che il concetto possa andar bene, ma non vale nei confronti di tutte le squadre; perché quando si incontrano squadre superiori si può andare in difficoltà, così come è successo col Palermo”.
In alcune fasi il Bari ha mostrato una certa fragilità complessiva: quali aspetti tattici o di organizzazione ritiene vadano migliorati per rendere la squadra più equilibrata e solida in tutte le fasi di gioco?
“Il Bari secondo me ha mostrato fragilità difensiva: in queste prime partite, tranne un buon secondo tempo col Monza, ha dimostrato di avere ancora limiti e non avere ancora un'identità come squadra. È vero che ha migliorato come valore tecnico la rosa rispetto a quello dell'anno precedente, però è una squadra che sta insieme da poco quindi ha bisogno di raggiungere ancora la propria identità. Ha bisogno di tempo. Anche l'allenatore è nuovo, è chiaro che ci vuole pazienza. Ma nel calcio la pazienza è relativa, perché queste prime partite tolgono fiducia, credibilità, serenità. Quindi è più difficile riuscire a mantenere gli equilibri, mantenere i nervi saldi e proseguire per la propria strada, a fronte di una classifica che purtroppo gioco forza condiziona un po' tutto l'ambiente”.
L’attacco del Bari è apparso evanescente e il reparto offensivo fatica a incidere: come spiega queste difficoltà e cosa si può fare per renderlo più concreto?
“Non è una questione di reparti, non è una questione di fase offensiva e di fase difensiva: è una questione di squadra. Tutti i componenti devono insieme riuscire, in tutte le fasi di gioco, a essere prima di tutto squadra. Avere il concetto di difendere tutti insieme, di attaccare tutti insieme”.
Dopo 4 partite la squadra ha raccolto solo 1 punto: come spiega questa partenza shock e cosa serve per invertire subito la rotta?
“Le squadre vanno assemblate. I giocatori, anche quelli più bravi, vanno messi insieme e vanno fatti giocare e devono avere un solo obiettivo nella testa; quindi ci vuole tempo e pazienza. Purtroppo il Bari in queste prime partite ha incontrato squadre in questo momento più avanti. Non ha formato ancora un gruppo omogeneo e coeso. Ci vuole lavoro da parte del tecnico, dei giocatori. Però è chiaro che i risultati iniziali, tolgono fiducia e entusiasmo a tutto l'ambiente. La ricetta giusta sarebbe quella di avere anche più fortuna nel fare qualche risultato pieno. È solo questione di tempo. Dopo quattro cinque partite, non si possono mettere già giudizi definitivi”.
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