L’AS Bari non ha più soldi e il sindaco chiede ai dirigenti di portare i libri in tribunale e di avviare le procedure di fallimento. L’alternativa, dice sempre Emiliano, sarebbe quella di provvedere a una ricapitalizzazione e quindi provvedere al pagamento di tutti i debiti, a cominciare dagli stipendi (e ritenute Irpef) dei giocatori di aprile, maggio e giugno 2011. Ma la famiglia Matarrese da tempo ha fatto sapere, attraverso l’amministratore unico Claudio Garzelli, di non avere intenzioni di mettere altro denaro nelle casse aziendali e, anzi, come si sa, di voler vendere la società. Un’operazione finora mai andata in porto. Né, al momento, risultano aver sortito migliore sorte i ripetuti appelli dell’assessore comunale allo Sport, Sannicandro, agli imprenditori baresi a rilevare l’AS Bari.

E allora di fronte a tanto silenzio e immobilismo irrompe il sindaco che in un freddo giorno d’inverno detta la “sua” linea. E il Bari che dice? Niente. Chi si aspettava una risposta, una dichiarazione, una presa di posizione o un semplice cenno di vita è rimasto (come sempre) deluso. La società, evidentemente, ha scelto di aspettare, anche se nessuno sa cosa. Il problema è proprio qui: la società, che non ha mai brillato per “visione” e senso del mercato (non quello calcistico), conferma di essere
davvero allo sbando se decide di lasciar correre aspettando magari di vedere cosa scrivono oggi i giornali o cosa dicono i tifosi nei forum online o nelle telefonate in qualche trasmissione televisiva.

Quindi, a conti fatti, restano da un lato il pirotecnico sindaco e dall’altro la società-sfinge che nulla sembra poter smuovere. Nessuno pare aver pensato alla possibilità che le due parti possano lavorare insieme, al riparo da riflettori e registratori, per costruire un futuro “alla Bari”. Club che attraverso le solite operazioni di distrazione di massa di futuro ne ha davvero pochissimo.

Sezione: Rassegna Stampa / Data: Gio 26 gennaio 2012 alle 11:00 / Fonte: Epolis Bari
Autore: Redazione TuttoBari
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