Un piano su, uno giù. Per tutta la stagione il centrocampo del Bari è stato un ascensore continuo: porte che si aprono e si chiudono, gerarchie che cambiano, soluzioni provate e poi accantonate. Mai davvero un punto fermo, mai un reparto capace di diventare il fiore all’occhiello della squadra.

Rotazioni frequenti, esperimenti tattici, interpreti alternati alla ricerca della combinazione giusta. Più qualità in alcune fasi, più muscoli in altre. Ma il risultato è stato spesso un equilibrio fragile, che ha finito per riflettersi sulla classifica. E adesso che la stagione si avvicina al rettilineo finale e la situazione si complica, non c’è più margine per salire e scendere senza una direzione precisa.

Serve stabilità. Serve un assetto che accompagni il Bari verso la salvezza, obiettivo che passa inevitabilmente dalla solidità in mezzo al campo. Anche perché qualche elemento non è al top della forma e le energie, a questo punto dell’anno, pesano il doppio. Ecco perché l’ascensore, oggi, sembra fermarsi a un piano diverso. Salgono Traorè ed Artioli.

Traorè porta dinamismo e gamba, quella capacità di rompere le linee che in più di un’occasione è mancata. In una squadra che ha bisogno di ritrovare ritmo e fiducia, la sua intensità può essere un fattore. Non solo corsa, ma anche disponibilità al sacrificio, qualità indispensabile in una fase in cui ogni pallone pesa. Artioli, invece, rappresenta l’altra faccia della medaglia: ordine, lettura, gestione semplice ma efficace. In un reparto che spesso si è sfilacciato tra le due fasi, la sua presenza può dare compattezza e continuità alla manovra, qualità preziose quando l’obiettivo è prima di tutto non concedere.

Non è una rivoluzione, ma una scelta figlia del momento. L’ascensore continuerà a muoversi, perché il calcio vive di equilibri sottili. Ma adesso, con la salvezza da conquistare e sempre meno tempo a disposizione, il Bari ha bisogno di fermarsi al piano giusto. E oggi quel piano porta i nomi di Traorè e Artioli.

Sezione: In Primo Piano / Data: Ven 20 febbraio 2026 alle 16:00
Autore: Lorenzo D'Agostino
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