Proseguendo la nostra intervista a Luigi Nicassio, c’è spazio per approfondire alcune individualità: “A me è piaciuto Odenthal domenica: ha fatto un gran gol e si è visto qualcosa di diverso. Mantovani, invece, domenica non mi è piaciuto sull’azione del secondo gol: stava dietro all’avversario, non era dal lato della porta. Questi sono errori che non dovrebbe fare; io lo stimo come giocatore perché ha fatto bene quando è stato qui. Purtroppo il mister deve trovare la quadra: sono arrivati tanti giocatori e chi più di lui deve mettere mano alla squadra. Lui ha tutti a disposizione”. Nicassio ha le idee chiare su chi dovrebbe avere maggiore spazio: “Io in questo momento farei giocare Nicola Bellomo. Perché è uno dei baresi, ci tiene ed è inutile metterlo solo negli ultimi dieci minuti. Lo farei giocare subito e, quando non ce la fa più, si cambia. Ma Nicola è sempre uno che ci tiene alla squadra, è attaccato alla maglia e lo farei giocare subito”.

Il discorso si sposta poi inevitabilmente su mister Longo e sulle responsabilità che deve assumersi in questa fase delicata della stagione: “Longo è ritornato con tanta voglia, però deve metterci qualcosa di suo, perché domenica scorsa il Bari non mi è piaciuto. Nel secondo tempo non ho capito perché si sia ritirato dietro: Longo deve fare qualcosa in più. È lui che ha più esperienza ed è lui che ci deve tirare fuori da questa situazione. È venuto con la voglia di fare questo, quindi tutti i difetti che ci sono finora li deve limare.”

Allargando lo sguardo al campionato, Nicassio individua poche squadre realmente attrezzate per stare in alto: “Diciamo che tutte sono lì: Monza, Venezia e Palermo sono squadre che se la giocheranno fino alla fine. Le altre squadre, secondo me, sono tutte uguali, con la stessa mentalità e cultura tecnica; non c’è una squadra che fa la differenza”.

Parlando invece della sua esperienza personale, l’ex calciatore sottolinea il lavoro che svolge da ormai anni: “Io sono proprietario di un centro sportivo dove, da più di trent’anni, dirigo la mia scuola calcio. Ho fatto dodici anni nel settore giovanile, allenando i ragazzi del Bari. Sono passati dalle mie mani giocatori come Castrovilli, Falco, Galano e Bellomo. Ora lavoro a Valenzano e siamo in collaborazione con un’altra società di lì per l’Under 17 e l’Under 15; abbiamo tutte le categorie. Quest’anno abbiamo dato quattro ragazzi al Bari per il settore giovanile, uno dei quali è il figlio di La Fortezza. Abbiamo dato anche tre 2014 al Bari, che giocano con i più piccoli. Abbiamo dato Belfiore al Gubbio e Capodiferro alla Pianese. Ci rimbocchiamo le maniche e lavoriamo in piena tranquillità.”

Si sofferma poi sulle difficoltà che incontrano oggi i giovani nel tentativo di diventare calciatori: “In questo momento i ragazzi devono pensare soprattutto a studiare. Oggi è difficile diventare giocatori. Con tutti questi stranieri che ci sono in Italia, che secondo me dovrebbero mandare via tenendo solo i migliori. Ora tutte le squadre sono piene di stranieri e tolgono il posto, in automatico, ai giocatori italiani, che passano dalla Serie B alla C e dalla C alla D. Quindi dobbiamo dare più spazio ai nostri settori giovanili, dobbiamo dare spazio a questi ragazzi che abbiamo”.

Infine, una riflessione amarcord sul Bari del passato e sulla valorizzazione dei giocatori locali: “Quando io ho giocato nel Bari c’erano undici baresi: c’ero io, c’era De Trizio, ma anche Giusto, Cuccovillo, i due Loseto, Del Zotti. Perché ora non si possono far giocare i giocatori di Bari? Non capisco, non penso siano tutti scarsi, non ci credo. Purtroppo va avanti tanta gente sponsorizzata. Io, da proprietario di una società, faccio giocare i miei giocatori. Non vado a prendere giocatori da fuori. Valorizzo i miei. Questo è il mio concetto”.

Sezione: In Primo Piano / Data: Mer 11 febbraio 2026 alle 10:00
Autore: Martina Michea
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