La Serie B, quando decide di togliersi la maschera, non ha eguali. Juve Stabia-Padova è stata una partita ai confini della realtà, una di quelle che spiegano meglio di mille analisi perché questo campionato sia imprevedibile, crudele e meravigliosamente illogico. Tre volte avanti una squadra, tre volte ribaltata l’inerzia, fino a un 3-3 che lascia tutti con la sensazione di aver assistito a qualcosa che va oltre il semplice risultato.

La Juve Stabia aveva fatto (quasi) tutto bene. Vantaggio dal dischetto, raddoppio a inizio ripresa, poi addirittura il 3-1 all’80’ che sembrava la pietra tombale su una gara dominata emotivamente prima ancora che tatticamente. Al “Menti” l’aria era quella giusta, quella delle serate che possono indirizzare una stagione. E invece no. In Serie B nulla è mai davvero chiuso.

Il Padova, che fino a quel momento aveva dato l’impressione di rincorrere più che di comandare, ha trovato nella palla inattiva la sua ancora di salvezza. Due gol da corner, uno più sporco dell’altro, e poi il colpo finale: Bortolussi al minuto 89, l’uomo che ormai incarna la resilienza biancoscudata. Nona rete stagionale, ma soprattutto il simbolo di una squadra che rifiuta l’idea della sconfitta anche quando tutto sembra perduto.

Questo pareggio dice molto di entrambe. Alla Juve Stabia resta l’amaro in bocca per un’occasione enorme gettata via, per una gestione emotiva del finale che pesa come una sconfitta. Al Padova resta invece la consapevolezza di essere vivo, presente, capace di risalire anche quando la partita scivola via.

È il classico risultato che sposta più certezze che punti. E che ricorda a tutti una verità semplice: in Serie B il novantesimo non è mai un confine, ma solo un suggerimento.

Sezione: Serie B / Data: Mar 10 febbraio 2026 alle 19:00
Autore: Antonio Testini
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