Appena terminata la partita di Marassi tra la sua Sampdoria e il "suo"Bari", Antonio Cassano si è lasciato andare a delle dichiarazioni un po’ forti, quasi come se avesse voluto dar retta al suo mentore Fascetti, che in settimana aveva detto di non riconoscere più Antonio da quando si era “civilizzato”.
Questa volta Antonio, idolo del tifo barese, non si è trattenuto e ha buttato fuori tutto quello che aveva dentro e che da qualche giorno voleva dire.
Con fare da bullo ha preso la parola ed ha “minacciato” di non aver problemi ad andare via da Genova come in passato aveva fatto da Madrid e da Roma, se a qualcuno non stava più bene il suo comportamento.
Certamente le sue sono affermazioni molto gravi che lasciano spazio a tante interpretazioni.
Qualcuno forse già pensa che il barese stia preparando la strada per una possibile cessione ma personalmente non credo. La corsa ai microfoni è quella di un ragazzo istintivo che ha ragionato poco su quello che stava per fare, e si è lasciato andare come un fiume in piena. Non ha gradito i fischi di qualche tifoso blucerchiato che da qualche partita erano a lui indirizzati.
Un idolo come lui, deve sentire l’unanimità della folla che lo acclama per esaltarsi e dare più di quello che normalmente regala.
Credo siano stati esagerati i cenni di disapprovazione nei confronti di un giocatore che risulta essere il valore aggiunto ad una squadra, la Sampdoria, altrimenti modesta.
I Blucerchiati ,con le sue giocate funamboliche e i suoi assist per Mannini che Pazzini, hanno raggiunto la vetta della classifica e nessuno mmaginava che potessero arrivare così in alto.
Il calcio qualche volta è crudele e la gente ancora peggio.
Dimentica troppo in fretta e la velocità con la quale non ricorda il passato recentissimo è da psicanalisi.
Antonio Cassano contro il Bari, sicuramente ha giocato una partita non all’altezza della sua fama ma non si può dire che non si sia impegnato per ben figurare.
Nessuno può mai pensare che "fantantonio" non sia stato il solito professionista e che invece si sia lasciato andare a 90 minuti di apatìa voluta.
Forse non ha messo quell’ardore agonistico che è solito avere ma non si può criminalizzare uno che resta colpito dall’abbraccio di 5mila biancorossi nello stadio “nemico” e che forse inconsciamente non è riuscito a concentrarsi come bisognerebbe fare.
Certamente anche la difesa del Bari ha dovuto disputare una partita perfetta per non consentire al funambolico Antonio di sgusciare fino ad appoggiare in porta un pallone che avrebbe portato in vantaggio la Sampdoria.
Resta però il fatto che alla fine dei conti, fischiare Antonio Cassano è un delitto al gioco del calcio e rimarca il fatto che questi presunti tifosi non hanno idea dell'immenso dono che il loro presidente ha avuto la forsa di fare.
Il sogno di tutti i baresi è quello di vedere almeno una volta, il magico pipe de bari vecchia, vestire la maglia numero 99 con il galletto sul petto, ma bisogna essere realisti e a meno di clamorosi sviluppi ed aiuti economici, Antonio difficilmente tornerà ma resta immutato l’amore che il popolo biancorosso ha per lui e viceversa.
Cassano a Genova ha sempre detto di aver trovato l’ambiente giusto per essere felice, ma i fischi che hanno portato alla sparata del dopo Samp-Bari erano inaspettati e forse potrebbero aver lasciato un segno grave nel cuore del ragazzo.
Antonio fino a giugno non si muoverà da Genova, anche perchè spera fino all’ultimo giorno possibile, in una convocazione in Nazionale da parte di Lippi.
In estate, dopo il mondiale, lo scenario potrebbe cambiare e più squadre sembrano interessate all’attaccante Doriano.
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