Germano de Gennaro, centrocampista, oggi veste i colori della squadra della sua città, nella Virtus Molfetta, in Prima Categoria. Il trentacinquenne, però, ha alle spalle una lunga trafila nelle giovanili dei galletti, ed esperienze anche con le maglie di club prestigiosi come Bitonto e Fidelis Andria.

Le annate in biancorosso, fin da subito, lo misero a contatto con calciatori ed allenatori che, in riva all’Adriatico, rappresentano un pezzo di storia. In esclusiva ai nostri microfoni rivela: “Quando, nonostante fossi molto giovane, mi venne data l’opportunità di aggregarmi agli allievi nazionali dei biancorossi, ci allenavamo al campo “Matarrese”, insieme ai ragazzi più grandi, con gente del calibro di Vantaggiato, Spadavecchia e tanti altri. Tavarilli, allora allenatore della Primavera, mi prese in simpatia, e scelse di portarmi con loro, in occasione di un’amichevole con la prima squadra al S. Nicola. Non pensavo che avrei giocato.”

Ma, ad un certo punto della gara, qualcuno chiamò a gran voce quel ragazzino seduto in panchina: “Era Tardelli, un campione del mondo, allora tecnico del Bari, che mi chiese di entrare in campo nel corso della partitella. E mi tenne con loro per tutto l’allenamento. Calcai quel terreno di gioco per la prima volta, e mi ritrovai al fianco di Dionigi, Spinesi e tanti altri fuoriclasse.”

Dopo un anno in prestito al Bitonto, in D, de Gennaro rientrò alla base, andando a rinforzare l’organico della Berretti. Ma, inaspettatamente, la compagine barese prese una decisione sui generis, per la partita di Coppa Italia del 5 settembre 2004, contro il Crotone. Ininfluente ai fini della classifica, in un girone del trofeo già deciso a favore del Messina, i pugliesi inviarono in terra calabrese proprio i ragazzi della Primavera.

De Gennaro ed i suoi compagni, dunque, si trovarono all’improvviso catapultati nel calcio professionistico: “Tutto il gruppo era molto emozionato, nei giorni precedenti l’incontro. Arrivati allo stadio, ricordo con piacere il pubblico dell’ "Ezio Scida”, la fase del riscaldamento pre-match. Avevamo contro avversari importanti, come Juric, attuale allenatore del Verona in A, lo stesso Vantaggiato, Konko, Paro, Gastaldello.”

De Gennaro partì in panchina: “Mister Tavarilli ci disse che avrebbe ruotato il più possibile gli effettivi, per dare un’opportunità a tutti. E così andò. Giocai tutto il secondo tempo, e sfiorai anche il gol. Il mio fu un bel tiro, su assist di Belmonte, che terminò sull’esterno della rete. Sarebbe stato il massimo riuscire a segnare, in quell’occasione. Ma, personalmente, nel complesso, feci una buona prestazione.”

La partita, date le forze impari sul campo, terminò 4-0 per i pitagorici: “Fu comunque un momento molto bello. E devo ricordare anche Carboni, un altro tecnico importante, nel mio percorso barese. Mi dette l’occasione di allenarmi per qualche mese con la prima squadra, e mi chiamava “Mendieta”. All’epoca, avevo i capelli biondi, lunghi. Proprio come lo spagnolo.”

Attualmente, il mediano è tornato a casa, nella sua Molfetta: “Gioco ancora, per passione e divertimento. Collaboro anche con una scuola calcio e lavoro in un call center. Il Bari resta nel mio cuore, e spero possa tornare presto nelle serie superiori.”

Sezione: Amarcord / Data: Mar 26 maggio 2020 alle 23:00
Autore: Giovanni Gaudenzi
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