Dopo anni passati nel calvario della cadetteria, il canto soave di una stagione consumata nella massima serie a stupire e sorprendere anche i più scettici del pallone. Questo è successo all’As Bari Calcio, alla città, a tutta la piazza barese.
In molti si era convinti che quella B non sarebbe più scomparsa dalla memoria. Invece, poi, con feroce determinazione e con tanto, tanto duro lavoro, si è riscoperti la luce. Una luce che ha illuminato la Puglia, donandole di nuovo quel colore biancorosso nel tempo sbiadito.
Adesso, però, non è già più tempo di meravigliarsi e vivere sugli allori di un campionato, quello passato, che ha sancito il ritorno, al calcio che conte, del galletto. La banda, sapientemente guidata da mister Ventura, sgobba e fatica per il raggiungimento di quello che è stato sempre il sogno di tanti supporter del Bari Calcio: diventare grandi, definitivamente.
Società, staff tecnico, giocatori ed allenatori animati dallo stesso spirito di rivalsa. A Ridanna, dove la squadra sta scaldando i motori in vista della stagione che verrà, sta nascendo, sta prendendo forma quello che, nella speranza comune, sarà il Bari del prossimo futuro. Un Bari che sappia confermare quanto di buono sin qui consumato ma, allo stesso tempo, un Bari che riesca a strappare definitivamente un posto al sole tra i potenti del nostro pallone. Ventura ci crede. Sa che tutto dipende solo da loro stessi. Ecco perché, dopo l’addio di Giorgio Perinetti, l’allenatore ex Pisa si è voluto affidare solamente ad un uomo: Guido Angelozzi.
Catanese di nascita e, oramai, barese d’azione, Guidone, in punta di piedi e tra lo scetticismo generale, ha fatto il suo ingresso nella società biancorossa. Da allora, tanto lavoro e tanti colpi messi a segno, a dimostrazione del fatto che, professionalità e competenza, prescindono da un passato che, con sfortuna, non ha saputo regalare grossi successi al neo diesse del galletto. Il suo curriculum non piaceva ai tifosi. Il suo passato leccese, poi, non ha certamente favorito la conquista di quella fiducia e di quella simpatia necessaria ad un dirigente per farsi amare subito e incondizionatamente da una nuova piazza. C’era addirittura qualche personaggio navigato e qualcun altro della stampa, che criticava aspramente la scelta ai Matarrese, alla società di via Torrebella. Risultato? Dopo appena due mesi a passeggio per l’Italia, il buon Angelozzi ha consegnato a Ventura diverse importanti pedine da inserire in rosa. Giocatori di spessore, tanto voluti dallo stesso mister, che in Angelozzi ha rimesso tutta la sua fiducia. Si vocifera, infatti, che sia stato lo stesso allenatore biancorosso a puntare i piedi e far attraccare, sulle rive dell’Adriatico, lo stesso Angelozzi.
Bene, anzi, benissimo. Il duo sta dando vita a un gran bel Bari. In società, poi, si è deciso di fare le cose in grande. La figura del direttore generale da sempre assente nelle stanze di controllo e il ritorno di Antonio Matarrese all’interno del sodalizio di via Torrebella, stanno a significare solamente una cosa: la società biancorossa ha davvero deciso di tornare padrona del proprio destino. Si è tracciata una linea che dovrebbe portare il galletto ha diventare gallo, e non più per un breve lasso di tempo, Si stanno davvero gettando le basi per il futuro, non tanto prossimo. Questo deve inorgoglire la piazza intera. A Bari si sta costruendo quello che per decenni si è solo sognato ad occhi aperti.
Adesso, però, che non si cada nei soliti errori. Gli amanti, che non si prefiggano obiettivi proibitivi per non dire impossibili da raggiungere. I padroni, che non ricadano in errori del passato. In simbiosi, tutti, a remare nella stessa direzione, verso gli stessi traguardi, che non devono necessariamente essere quelli di posizionamenti uefa o di vittorie altisonanti ma che, invece, devono essere quelli della stabilità, continuità, gioia di fare calcio e non smettere mai di stupire, divertendo possibilmente. Non sarà facile, ma visti gli uomini, lo staff, la acquisita mentalità, con un’indispensabile pizzico di fortuna, tutto è diventato possibile.
Scommetto che qualcuno, soprattutto dopo questo ultimo pensiero, sta pensando alla ciliegina da incastonare nella torta, già abbastanza buona così com’è, di mister Ventura. Signori, l’arrivo o meno di Giovinco non deve ingannare nessuno. Il suo mancato approdo non dovrà essere letto come una dichiarazione di impotenza, non deve passare come una dimostrazione di poca voglia di crescere e diventare grandi. Se la formica atomica arriverà, bene, altrimenti ognuno avanti per la propria strada. Una strada, quella biancorossa, riasfaltata a mestiere e pronta solo per essere percorsa, battuta e consumata.
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