Nel corso dell’intervista rilasciata alla nostra redazione, Gaetano De Rosa ha espresso il suo pensiero sui ritiri punitivi, già vissuti per ben due volte dai galletti in questa stagione: “Purtroppo è un limite culturale che noi abbiamo, che parte da pregiudizi o preconcetti. Ci fa comprendere che siamo anche poveri nella psicologia, dove abbiamo poca dimestichezza. I ritiri punitivi possono essere funzionali quando ci sono dei problemi ben specifici o in certi momenti. Ma il più delle volte sono fatti per mettere a tacere l’opinione pubblica, le piazze, l’ambiente. Se però parliamo di funzionalità… è un po’ come nella vita quando si pensa sempre allo stesso problema: se lo si fa costantemente, 24 ore su 24, alla fine diventa un macigno insopportabile; se invece le persone, responsabilmente, continuano a fare la vita normale, tornando alla famiglia o vedendo la televisione vicino ai figli, da quei contesti possono attingere le risorse che in un ritiro, stando chiusi in camera a pensare sul letto sugli stessi problemi con i propri compagni, credo che sia meno funzionale”.

L’ex difensore biancorosso ha continuato: “È chiaro però che possono decidere soltanto gli addetti ai lavori, che conoscono le dinamiche e le problematiche. Ma non è che si può andare tutti d’accordo: quello che lega un gruppo è il rispetto, non l’amore. È impossibile che venti uomini possano essere in sintonia, dato che ognuno ha le sue simpatie ed antipatie, però c’è il collante: il rispetto e l’uniformità di avere un obiettivo ben preciso. I ritiri punitivi vanno fatti, ma il più delle volte non sono funzionali. Essere professionisti significa non condividere il parere dei superiori, ma accettare e sposare le cose che vengono dette a prescindere. I calciatori vengono pagati per essere dei dipendenti, che devono rispettare le idee dell’allenatore e della società, e sono gli strumenti per svilupparle al meglio”.

Sezione: Esclusive / Data: Ven 02 aprile 2021 alle 07:00
Autore: Gabriele Bisceglie
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