Mancano tre giornate al termine del campionato, con il Bari che dovrà conquistarsi la Serie B attraverso ai playoff. Per commentare il momento in casa biancorossa è intervenuto ai nostri microfoni l'ex difensore del Bari Francesco Bellucci, genero di Pasquale Loseto: "Seguo sempre il Bari. Essendo parte della famiglia Loseto non posso che essere legato ai biancorossi. Questa stagione è stata abbastanza deludente, ci si aspettava qualcosa in più. Non essendo dentro non saprei dire le problematiche che sono subentrate, ma indubbiamente qualcosa è mancato. Bari è una grande città, ha bisogno del calcio vero. Con quello stadio lì deve stare ai massimi livelli del calcio. La gente ha dimostrato di meritare di più".
La speranza, come sempre, è l'ultima a morire. Bellucci non dà per morti i galletti: "Penso che ai playoff ci sia ancora qualche possibilità. La società è importante, per cui una svolta può arrivare da un momento all'altro. La sconfitta di sabato con l'Avellino è stata dura, potrebbe condizionare sia a livello mentale che fisico. I playoff sono un campionato a parte e spero che questa sconfitta non abbia causato qualche problema di troppo. Ho però molta fiducia nel mio ex compagno Carrera. É stato oltre che un grande campione un grande uomo. Come allenatore non lo conosco sinceramente, ma come compagno gli do un 10. Spero che prima o poi riesca a trovare il bandolo della matassa. Lui ci tiene tantissimo al Bari e alla causa che ha sposato".
Si può avere un idolo d'infanzia, giocarci insieme e addirittura diventarne parente? La risposta è positiva, ed è la storia di Francesco Bellucci: "Il mio idolo era Giovanni Loseto, capitano del Bari dopo Di Gennaro. Da difensore era per me uno dei più forti in circolazione degli anni '80. Ho avuto la fortuna di giocarci insieme e le cose hanno voluto che adesso mi ci sono imparentato sposando sua nipote, la figlia di Pasquale (ride, ndr). Figure come lui sono importanti all'interno delle società. In un gruppo, uomini come Giovanni comunicano cos'è Bari e il calcio a Bari. Quando uno viene da altre parti d'Italia e gioca a Bari, grazie a figure come lui impara cos'è il rispetto per i colori e per la gente. Con lui sai come devi comportarti. Senza di lui parti completamente da zero".
Spazio infine ad un ricordo dell'esperienza in biancorosso, quattro anni dal 1988 al 1992 tra Primavera e prima squadra: "Arrivai a Bari nel 1988 e mi aggregai alla Primavera. In realtà ero sempre in prima squadra con gente come Maiellaro e Joao Paulo e mister Salvemini, poi il sabato tornavo coi giovani. Era un gruppo unito con Gerson, Terracenere, Maiellaro, Di Gennaro. Prima, nel ritiro estivo andava con la prima squadra anche la Primavera. Ho la foto a casa con mister Pasquale Loseto e la nostra squadra delle giovanili insieme al Bari di Salvemini. Si creava un rapporto che ti permetteva di rompere il ghiaccio con la prima squadra. Era un Bari stupendo, giocavamo e dormivo al convitto al 'Delle Vittorie'. La domenica era una festa, il calcio vero. Qualcosa di meraviglioso che si può ripetere. La società è importante, ci vuole una squadra che tira nella stessa direzione dell'allenatore e della società. Ricordo particolarmente l'annata del 1991/92 in A. Ci tagliò le gambe l'infortunio di Joao Paulo. C'era Platt in quella squadra e altri giocatori fortissimi, ma uno come Joao era unico. Ci ha ammazzato quel maledetto infortunio, con lui avremmo fatto un campionato completamente diverso. Era immarcabile e senza di lui sono subentrati tanti problemi. Noi poi ci prendiamo le nostre responsabilità per come è andata a finire".
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