"Pietro il Grande", "lo Zar", "il Maradona del Tavoliere": lasciamo che siano i soprannomi accumulati in vent’anni di carriera col 10 sulle spalle a presentare Pietro Maiellaro, intervistato in esclusiva dalla nostra redazione alla vigilia di Bari-Campobasso, sfida che lo vede coinvolto nelle vesti di doppio ex.
Da calciatore, ha trascorso quattro stagioni nel Bari (di Catuzzi prima, e Salvemini poi) a cavallo tra il 1987 e il 1991; annate impreziosite da 26 reti e condite da classe e fantasia col pallone tra i piedi. Nel mezzo, una Mitropa Cup sollevata al cielo del “Della Vittoria” e una promozione in serie A nell’annata 1988-89. Il suo primo commento è proprio riguardo il salto di categoria, obiettivo dichiarato del Bari attuale: “Questa squadra sta rispettando i pronostici, ha avuto un piccolo cedimento (a mio avviso fisiologico) nell’ultimo periodo, ma si è ripresa subito con la vittoria di Torre del Greco. Adesso è fondamentale dare continuità nelle prossime 5-6 partite, penso che in questo periodo si deciderà il destino del Bari. È necessario fare bottino pieno nelle prossime due in casa, per potersi presentare agli scontri diretti (contro Foggia, Catanzaro e V. Francavilla, ndr) con la giusta serenità.”
Inevitabile poi un focus sui difetti in fase di rifinitura emersi con l’assenza di Ruben Botta (prossimo al rientro), da parte di un fantasista che non ha mai sfigurato di fronte a Maradona, Baggio e Mancini, solo per citarne alcuni: “Inutile negarlo, il giocatore di talento fa sempre la differenza, soprattutto se è in un momento di buona condizione fisica. Però nella rosa del Bari ci sono comunque altri giocatori di categoria superiore: se sono stati scelti dal d.s. e dall’allenatore è perché sono tutti all’altezza della situazione; l’assenza di Botta o di chiunque altro non deve diventare mai un alibi. Certo, ognuno ha le sue caratteristiche ed è normale che una squadra con una fisionomia e un suo equilibrio paghi qualcosa con l’infortunio di un giocatore importante. Per fortuna lui sta per recuperare, però bisogna sempre fare di necessità virtù e per i suoi compagni momenti come questi sono un’opportunità per mettersi in mostra e guadagnare spazio. Insomma, dietro un’assenza si innescano tante dinamiche.”
Da allenatore, Maiellaro ha allevato il talento di Cristian Galano ai tempi della Primavera del Bari. Su di lui dice: “Sono sicuro che fino a fine stagione sarà determinante in qualche circostanza, e glielo auguro di cuore. Spetta solo a lui: è lui che sa come allenarsi per tornare in forma, è lui che dovrà essere decisivo: i mezzi non gli sono mai mancati, però poi alla fine è sempre il campo a decidere tutto. Deve vincere questa sfida, e coronare il suo ritorno a Bari con un rilancio anche personale.”
Sul fronte Campobasso, di cui Maiellaro è stato sia giocatore che allenatore, abbiamo registrato il sold-out del settore ospiti del “S. Nicola”. Così lui: “Non sono affatto sorpreso, l’ambiente di Campobasso è bello, pulito, la gente ama la squadra e la segue con passione. Dopo tanti anni di difficoltà, lotte e sacrifici sono contento che siano tornati in C e mi auguro che possano centrare l’obiettivo della salvezza. Li ho osservati quest’anno, continuando a lavorare duro è una squadra che può e merita di salvarsi.”
In chiusura, uno sguardo al presente e al futuro professionale di Maiellaro: “Mi occupo del Lucera Calcio, attualmente in Promozione; allo stesso tempo gestisco una società di scouting, andiamo in giro a cercare giovani talenti da valorizzare. Al pallone ho giurato amore eterno, la mia vita sarà sempre questa, a prescindere dai ruoli e dalle categorie. Per me è una questione di cuore, e il cuore va sempre rispettato: ci dà sostegno, ci dà vita, la passione vale sempre qualsiasi fatica. Certo, dovesse arrivare una chiamata da Bari non esiterei a “tornare in famiglia”, ma nel frattempo cerco sempre di cogliere tutte le opportunità che si creano e farmi trovare pronto.”
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