"Datemi un grande stadio e vi farò un grande Bari" aveva chiesto Vincenzo Matarrese. E in effetti, accontentate le richieste del presidente il Bari, allenato dal molfettese Gaetano Salvemini, è veramente una grande squadra.
Si torna in serie A con due record d'imbattibilità di 16 partite. Una formazione che annovera giocatori dalla classe cristallina come Pietro Maiellaro, l'ex nazionale Antonio Di Gennaro, il portiere paratutto Alessandro Mannini, i baresi purosangue Giovanni Loseto e Giorgio De Trizio e il difensore Massimo Carrera.. Saranno questi giocatori (ad eccezione di De Trizio), con l'aggiunta dei brasiliani Gerson e Joao Paulo, a costituire l'intelaiatura di un Bari che, tornato in serie A, conquista una tranquilla salvezza. A suggellare una stagione positiva arrivano la conquista della Mitropa Cup (1-0 in finale contro il Genoa) e il 3 giugno l'inaugurazione dello stadio San Nicola con un'amichevole di lusso contro il Milan.
Passata la sbornia di Italia '90 la società di Via Torrebella si accinge a disputare il primo campionato del nuovo decennio con rinnovate aspettative. La squadra è forte, la "famiglia" ha un peso politico ed economico non indifferente (Antonio Matarrese riesce a portare in Puglia la finale di Coppa Campioni del 1991 e i Giochi del Mediterraneo del '97) e i tifosi chiedono che si raggiunga la qualificazione alla Coppa Uefa. C'è lo stadio, ci sono le risorse, c'è un gruppo esperto e formato da giocatori di qualità, c'è un pubblico esigente ma sempre pronto a sostenere la squadra, sia in casa che in trasferta. Nulla sembra poter fermare i galletti che nel gennaio del 1991 schiantano tra le mura amiche Pisa, Cagliari e Atalanta (le ultime due con un prepotente 4-1) e volano verso la zona Uefa. Ma nei restanti quattro mesi il Bari conquista appena tre vittorie in quindici partite scatenando le ire dei tifosi, infuriati per l'improvviso cambio di rotta e per la notizia delle cessioni a fine stagione di Maiellaro e Carrera. "Per 30 anni i tifosi non hanno mai visto vero calcio a Bari e ora che lo vedono si lamentano?" dichiara Salvemini gettando benzina sul fuoco. Abbandonate le velleità europee si raggiunge una sofferta salvezza solo alla penultima giornata in uno scontro all'ultimo sangue contro il Milan di Arrigo Sacchi, ancora in lotta per lo scudetto. La straordinaria doppietta di Joao Paulo attenua solo in parte la delusione per l'ennesima occasione persa per fare il salto di qualità.
Serve un colpo ad effetto per riaccendere l'entusiasmo della gente. Questo colpo arriva dall'Inghilterra e si chiama David Platt. L'attaccante britannico viene acquistato dall'Aston Villa per quasi 12 miliardi di lire e dovrebbe costituire, nelle intenzioni della dirigenza, il primo tassello per poter finalmente puntare all'Europa. La campagna abbonamenti è un successo con 21mila tessere sottoscritte. Ma la squadra risulta carente di qualità a centrocampo e, a seguito del gravissimo infortunio di Joao Paulo (fratturatosi tibia e perone alla terza giornata contro la Sampdoria), denota difficoltà anche in zona gol. L'arrivo di Boniek al posto del dimissionario Salvemini, così come le durissime contestazioni dei tifosi verso proprietà e calciatori non servono ad invertire la rotta. A maggio, tra lo sconcerto generale, è di nuovo serie B.
Janich lascia il posto di direttore sportivo e al suo posto torna Regalia. Si cerca subito di risalire ingaggiando il brasiliano Sebastiao Lazaroni ma il Bari, dopo un avvio di campionato promettente, ha un netto calo di risultati nel periodo invernale. Il 10 gennaio 1993 i galletti vengono sconfitti a Cremona per 4-0. Lazaroni si dimette, la società ingaggia Giuseppe Materazzi. La presentazione del tecnico di Arborea è caratterizzata da una violenta protesta degli ultras biancorossi tanto che gli imprenditori andriesi, per la prima volta, minacciano di cedere la società. Il torneo prosegue tra alti e bassi. Le sconfitte in trasferta con Ternana e Lecce vanificano ogni residua speranza di agganciare il treno promozione. I gol degli attaccanti Igor Protti e Sandro Tovalieri, subito entrati nel cuore dei tifosi per il loro attaccamento alla maglia, non bastano.
L'estate successiva nuova rivoluzione. Lasciano alcuni senatori, accusati di scarso rendimento e dagli ingaggi elevati. La società decide di puntare sui giovani del vivaio e su altri giocatori provenienti dalle serie minori. Non si nutrono grosse aspettative sul campionato che verrà. Ma tutti dovettero ricredersi ben presto. Il nuovo Bari di Materazzi è una squadra sbarazzina. A volte subisce improvvisi cali di tensione ma nella maggior parte dei casi riesce a far sua la partita. Perni di quella formazione sono lo stopper Lorenzo Amoruso, i centrocampisti Emiliano Bigica, Carmine Gautieri e Francesco Pedone oltre ai due attaccanti di cui dicevamo sopra. Rimasti in scia della Fiorentina capolista i galletti mantengono un andamento costante fino ad aprile. Dopo la sconfitta nello scontro diretto col Cesena, terminato con una rissa che coinvolge Protti e Tovalieri e che costa loro diverse giornate di squalifica, seguono una vittoria, sei pareggi e una sconfitta. La matematica certezza della promozione giunge solo ad Acireale alla penultima giornata.
Durante il suo primo anno di A il Bari di Materazzi continua a sorprendere. Grazie a delle ottime prestazioni in casa e in trasferta (ben 6 vittorie lontano dal San Nicola) i biancorossi, trascinati da un grandissimo Tovalieri (autore di 17 gol), ottengono la salvezza con quattro giornate d'anticipo. Il Bari, considerato dagli addetti ai lavori squadra rivelazione del campionato, fa parlare di sè anche per l'esultanza portata in Italia dal centravanti colombiano Miguel Guerrero Paz: il trenino. Ma anche in una stagione positiva come questa rimane il rimpianto per il brusco calo avuto in inverno con due serie di quattro e tre sconfitte consecutive che tarpano le ali al collettivo pugliese.
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