Per Luigi De Rosa, barese purosangue, la maglia biancorossa è una seconda pelle, ed aver avuto l’onore di scrivere pagine indimenticabili con quei colori addosso non può essere dimenticato. Il cinquantottenne racconta in esclusiva ai nostri microfoni: “Ho fatto tutta la trafila nelle giovanili dei galletti, ed ho esordito in B nel giugno del 1980, con Renna in panchina. Avevo solo diciassette anni. L’anno dopo, con la Primavera, riuscimmo a vincere la Coppa Italia di categoria. La società aveva un grande progetto sui giovani, ed una decina di quei ragazzi, me compreso, vennero trapiantati in prima squadra.”

Nacque così lo splendido Bari dei baresi, con Catuzzi alla guida: “Fu un’annata straordinaria. Il mister era avanti vent’anni rispetto ai suoi tempi, ci parlava di pressing, aveva metodologie di allenamento che allora non si usavano, per migliorare la forza muscolare del gruppo. Peccato non essere arrivati, per due punti, in serie A. Il nostro cammino fu anche condizionato da qualche arbitraggio discutibile.”

La stagione successiva, però, terminò con la rovinosa caduta in C: “Fummo molto sfortunati, basti pensare che sbagliammo 6 rigori in stagione. Anche l’arrivo di Radice non servì ad evitare la retrocessione, anche se sul piano del gioco non meritammo quella sorte. E ci siamo ripresi subito, con Bolchi, riconquistando immediatamente la cadetteria. Anche quella compagine viene ricordata dai tifosi, per essere arrivata fino alla semifinale di Coppa Italia, eliminando squadre come la Juventus e la Fiorentina. Nel successivo calciomercato, mister Catuzzi mi volle al Pescara, e non riuscii a dirgli di no.”

Sezione: Amarcord / Data: Mer 12 agosto 2020 alle 13:00
Autore: Giovanni Gaudenzi
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