Se per caso il vostro sogno è divenire un presidente di una società calcistica di grande passato e tradizioni, con un ampio bacino di tifo appassionato, e non sapete come gestirla, diffidate dalle ultime manovre in casa Bari, nei modi e nelle tempistiche. Gli ultimi giorni sono emblematici di un andazzo che è ormai irreversibile, salvo miracoli, verso il basso.
Quando ti ritrovi a fine novembre a cambiare tecnico, è chiaro che qualcosa non sia andato: dopo un bis di partite iniziali speranzose più nel gioco che nei loro esiti, dalla trasferta di Modena la squadra si è involuta, palesando responsabilità su più livelli. Tra queste, quelle dell'ormai ex allenatore Fabio Caserta, giunto dopo una buona cavalcata col Catanzaro e voglioso di imporre un'idea precisa, meno "brutta" e più vogliosa. Questi buoni propositi si sono infranti con risultati e prestazioni, a tratti, indegne; per ultima quella col Frosinone, che ha evidenziato la confusione gestionale in cui il trainer calabrese si è impantanato. Già sulla graticola dopo la debacle contro la Reggiana, si era salvato prima della trasferta emiliana con la sofferta vittoria col Padova e poi con un miniciclo di 7 punti in 3 partite.
Alla sfida di sabato, è seguito qualche giorno in cui nessuno ha proferito parola, ed addirittura Caserta ha regolarmente diretto la ripresa degli allenamenti. Mercoledì mattina, la decisione definitiva. Uno scenario che porta in auge, nel concorso delle colpe di questa ingiuriosa situazione, il ds Giuseppe Magalini che, tra la scelta (sconfessata a fine anno) di Moreno Longo e poi di Fabio Caserta e la duplice rivoluzione della rosa, privata di certezze (soprattutto difensive), ha barcollato ma non mollato, restando saldo al suo posto e probabilmente coinvolto nella scelta di Vivarini, avuto a Catanzaro tra Serie C e B. Una conferma che fa storcere il naso, priva di qualsiasi apparente ratio e che, superficialmente, affibia ad un solo uomo quei 13 punti in classifica e quell'attuale posto nei playout. Citofonare ai DeLa, sebbene il presidente appaia come un novello Nerone, intento a "suonare la lira" mentre la città e le ambizioni sportive "bruciano".
Vincenzo Vivarini, come tutti i colleghi, ha avuto alti e bassi. In Puglia sfiorò l'impresa, ora ritorna dopo un esonero lampo a Pescara con la voglia di rilanciarsi. Senza entrare nel merito della sua chiamata, per cui solo il campo potrà dirci se sarà giusta o sbagliata, certamente essa non nasconde la polvere sotto il tappeto e non elude altre figure dal loro ruolo; anzi, le chiama a non poter più commettere errori, onde evitare il patatrac che sarebbe doloroso per tutti.
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