Domini i primi tempi e ti addormenti nei secondi, schianti Spezia e Palermo ma perdi a Cosenza con lo stadio vuoto, pareggi partite già vinte e tiri fuori l’asso dalla manica quando meno ce lo si aspetta.
Quando il Bari ha creato aspettative le ha subito dopo deluse e quando l’entusiasmo era sottoterra ha sempre dato quel barlume di speranza, illudendo un po’ tutti.
La stagione del Bari non può non essere un cane che si morde la coda, un circolo vizioso fonte di sbalzi d’umore per i tifosi, ormai esausti dall’andamento biancorosso. Ma perché tutto questo?
Dare una spiegazione certa non è così scontato e forse non sarebbe nemmeno corretto dato l’aggrovigliamento di situazioni.
In primis il campo. Le critiche per il mister e per i giocatori si sprecano. Chi addossa la responsabilità alla inadeguatezza del valore della rosa, chi alla scarsa attitudine a sopportare la pressione. C’è anche chi vede Moreno Longo come il principale artefice dell’altalena di risultati. Non si può negare che la tenuta mentale sia stata deficitaria e il concorso di colpe tra giocatori e allenatore è indubbio.
Ma le conseguenze del campo si riflettono all’esterno dello stesso creando pressioni e malumori. I tifosi non vedono nella rosa la stessa passione che ogni weekend essi mettono in casa e in trasferta. Non vedono un’identità di gioco che potrebbe rappresentare i galletti e il suo popolo. La frustrazione e la desolazione sono tante e sono alimentate da una situazione societaria a dir poco incendiaria. Anche nel rapporto tifosi-società non vi è quell’unione di intenti che permetterebbe di rasserenare gli animi. Quali sono le aspettative dei tifosi? La Serie A? E la società ha lavorato in modo tale da arrivare a quell’obiettivo e, soprattutto, è il suo obiettivo? La mancata trasparenza innervosisce una tifoseria ormai impaziente da quel tragico Bari-Cagliari.
Interrogativi tanti, risposte poche. I punti di domanda, i non detti, gli screzi sono stati troppi in questa stagione e i risultati si sono tradotti in un vorrei ma non posso/voglio/riesco insostenibile nel lungo periodo.
Quante volte ci si è ritrovati il lunedì mattina a commentare con i se e con i ma: “Bastava vincere con Modena e Cosenza e saremmo stati ai playoff”; “E se non avessimo perso tutti quei punti nei secondi tempi, dove saremmo?”. E ci si è ritrovati in un loop infinito nel quale il non fatto è stato commentato più del fatto e dove ogni partita ha fatto rimpiangere quella precedente, a sua volta criticata.
Chi frequenta lo stadio non può che confermare questo tipo di ambiente: tifosi appassionati ma allo stesso tempo rassegnati, partite incolori seppur con qualche sprazzo di vita.
Una piazza che vuole ambire alla vetta ha bisogno di stabilità, programmazione, serenità… i rimpianti nel calcio come nella vita sono normali ma non possono essere l’ingrediente unico ed essenziale della stagione di una società altrimenti il cane continuerà a mordersi la coda non venendone mai capo. E difatti, la stagione biancorossa, fino ad ora, non ha avuto né capo né coda.
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