Nel corso dell'appuntamento di ieri pomeriggio a CasaTuttoBari è intervenuto Stefano Antonelli. L'ex direttore sportivo biancorosso ha così espresso la sua posizione in merito alle decisioni del Consiglio Federale: "La ripartenza non è solo una cosa giusta ma dovuta. La Serie A ha la priorità assoluta e la curva di oggi lo permette. Questa ha un peso fondamentale per l'economia, parliamo della terza azienda d'Italia e tantissime famiglie sopravvivono grazie al calcio. Le altre leghe? Serie B e C dipendono economicamente dalla A, quindi se si vuole davvero ripartire insieme, la massima serie si metta a disposizione perchè le società di C non hanno le risorse necessarie. Il protocollo è oneroso ed impegnativo, basti pensare che il primo approvato dal CTS, non poteva essere applicato dal 50% delle squadre di A per una carenza di strutture. Non sono contro Ghirelli e il Carpi ma a questo punto è giusto riprendere e qual è la cosa migliore se non i playoff? Molte società si stanno giocando una fetta sportiva ed economica importante. Poi è normale, qualsiasi decisione si prenda, non saranno mai tutti contenti e qualcuno finirà in tribunale. Ma ormai dobbiamo convivere con il contagio, altrimenti a settembre saremmo punto e a capo".
Qualche bordata anche al governo: "Se la Figc e le Leghe stoppassero i campionati cadrebbe tutto dal punto di vista economico perchè non arriverebbero più i soldi dei diritti tv. Nel caso questa decisione fosse presa dal Governo sarebbe diverso. In Germania si è ripartiti e l'ok è arrivato deala Merkel, in Francia no ma lo hanno deciso le autorità. A noi manca un'istituzione che si prenda la responsabilità, decidano cosa vogliono fare senza soluzioni inattuabili come la quarantena per tutti e la responsabilità penale dei medici. Chi avrebbe mai accettato un protocollo del genere? Non solo il calcio ma più settori possibili devono ripartire altrimenti non moriremo di salute ma di economia".
Sulle riforme: "Sono voci che si sentono da troppo tempo. Io sono favorevole ad una ristrutturazione dei campionati sia per renderli più interessanti che per garantire una maggiore sostenibilità economica. Ogni anno abbiamo 20-30 squadre di B e C al limite del fallimento".
Chiosa finale sul suo passato a Bari, nella stagione 2014-2015: "Credo che ci abbia portato fuori strada quanto accaduto nel campionato prima, con quei playoff e il calore dei 60mila allo stadio. Tutti pensavano che migliorando un pochino quella squadra, la Serie A fosse qualcosa di scontato ma nel calcio di scontato non c'è nulla. Mi sono bastati 11 mesi di Bari per farmela rimanere nel mio cuore per sempre. Forse sono stato nel posto giusto al momento più sbagliato. Mi sono sempre preso le responsabilità ma sono consapevole di aver creato una buona empatia con la città. Se costruisci da una parte ma dall'altra te la distruggono dopo diventa tutto più difficile".
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