Che fatica la vita da Brienza. Quando sei l’unico giocatore che può fungere da filo conduttore tra i “due” Bari. Quello che c’era ma non esiste più, quello che c’è ma si sta formando, proprio come un embrione nella pancia di una madre.
All’alba della nuova era, tutti i tifosi biancorossi si ponevano la stessa domanda: “Brienza ci sarà?”. Lui ha risposto presente, non senza suspance, alla chiamata alle armi. Il “Ciccio” del Bari sapeva benissimo a cosa sarebbe andato incontro quest’anno. D’altronde, nella sua prima intervista affermò: “Dalla polvere risorgeremo”. Quella polvere oggi significa anche abituarsi a un calcio nuovo, molto diverso per uno come lui.
Tutti si aspettano molto da Brienza e perciò già il fatto di non aver mai segnato su azione in questo campionato è una notizia. Eccezion fatta per il gol su rigore contro il Rotonda, nel match del 16 dicembre dello scorso anno, non è riuscito a far esultare i propri tifosi con la continuità che si aspettavano, soprattutto in questo contesto. Da un trequartista d’altri tempi, uno di quelli alla Totti (con le dovute proporzioni), tutto estro e fantasia, ci si attendeva molto di più. Si pensava che l’ex Siena, abituato a ben altri palcoscenici, potesse magari trascinare da assoluto protagonista il Bari. A suon di gol, assist e giocate d’alta scuola. Insomma, essere in poche parole il faro della trequarti, colui che dà luce al gioco del mister.
Ma è bene ricordare che Brienza si appresta a spegnere, il prossimo marzo, 40 candeline. Quest’anno per lui, come per il Bari, è stato un anno particolare. Anno in cui si è affermato non tanto sul campo (fino a questo momento), ma come uomo simbolo dell’intera città, pronta a ripartire.
Per il fantasista non è stato facile rimettersi in carreggiata saltando quasi completamente il ritiro. La prova risiede nella non completa brillantezza fisica, a cui Bari non è minimamente abituata. Non è favorito neanche dagli avversari che si chiudono nella loro partita della vita al San Nicola e dai campi non sempre perfetti delle gare esterne. Fino ad ora è stato anche sfortunato, con le due traverse che stanno ancora tremando nei match contro la Turris. Se poi si aggiunge una squadra che, talvolta, non gira come dovrebbe e non corre al posto di Brienza, allora ecco che il dado è tratto.
Ma il campione lo si vede nei momenti di difficoltà, nelle occasioni decisive, quando meno te lo aspetti. Allora, può essere che stia solo aspettando l’ora più adatta per colpire, nel modo meno banale possibile. Magari sta già studiando il gioiello per il gol della promozione. Nell’attesa di quell’auspicato attimo, se ci sei, batti un colpo Brienza! Per smentire chi crede che questo sia il tuo ultimo anno di una carriera... eterna.
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