ESCLUSIVA – Fabio Sperduti: "Bari, quanto sbagli con i giovani…”

“Abbiamo coronato il sogno di 5 calciatori".
16.07.2013 21:20 di Gaetano Nacci Twitter:    Vedi letture
Fabio Sperduti
Fabio Sperduti

Il futuro dell’As Bari Calcio continua ad essere denso di nubi. Nonostante i grossi punti interrogativi che aleggiano sulla presidenza e sulla prima squadra, tutto tace, finora, anche sul settore giovanile, che, come appreso in esclusiva dalla nostra redazione, sarà diretto da Roberto Alberti.

Intanto, nel capoluogo pugliese c’è chi inizia a beneficiare dell’ottimo lavoro svolto negli ultimi due anni. E’ il caso della scuola calcio “Di Cagno Abbrescia”, capace di piazzare ben 5 ragazzi in importanti società di serie A e B, non ultimo Cianci, cugino di Nicola Bellomo, approdato nella Primavera del Livorno: “E’ un punto di partenza – risponde Fabio Sperduti, gestore del Liceo Scientifico ad Indirizzo Sportivo ed ex membro dello staff dirigenziale della scuola calcio del ‘Di Cagno Abbrescia’, in esclusiva ai nostri microfoni - ma è stato anche un episodio abbastanza fortuito, in quanto mi sono ritrovato a gestire dei ragazzi che avevano già pregresse esperienze con il Bari, come Cianci, Dellino e Maselli. Poi c’è anche il georgiano Pachulia, che, non è mai stato tesserato dai biancorossi, ma che ha fatto un provino con loro. C’è stata fortuna da parte nostra ed il Bari non ha visto bene in questi ragazzi, tanto da lasciarli. Infatti, se sono arrivate società del nord a cercarli e sono scesi responsabili dei settori giovanili a visionarli, probabilmente chi ha assunto la decisione di lasciarli andare ha commesso un grande errore. Ma questo lo dirà solo il tempo…”

Sei un esperto di calcio giovanile. Dall’altra parte della città c’è una società che ha, al momento, tanti punti interrogativi, anche sulla questione di come programmare la stagione. Una società che due anni fa ha deciso di voler ripartire dai giovani, quanto sbaglia, secondo te, nel dar via dei giovani prima del termine della propria trafila nel vivaio? “Non la reputo una cosa corretta, perché un ragazzo del ‘97 o del ‘98 deve crescere nel suo ambiente, perché il suo sogno è quello di giocare nel Bari. La Puglia è una regione grande quanto una nazione, come la Lituania. Il Bari ha rappresentato, rappresenta e rappresenterà, spero, il punto d’arrivo per tantissimi ragazzi di tutte le scuole calcio. In Puglia ci sono più di 2000  ragazzi che fanno campionati regionali e a chiunque gli proponi di venire a giocare nel Bari, lo fa di corsa. Come è capitato a noi quando, lo scorso dicembre, Giovanni Loseto notò il nostro ex portiere Di Mitri ,ora in forza alla società biancorossa. C’è un’ampia possibilità di scelta. Si può scegliere il meglio e cercare di far crescere i ragazzi in un ambiente sano, vicino ai loro genitori. Darli alle società del Nord, quando sono ancora piccoli, significa perdere il valore  in prospettiva del ragazzo. Perché, per esempio, Cassano fu venduto alla Roma per 60 miliardi di lire, quando aveva già esordito in serie A e fatto quel famoso gol all’Inter. Ventola , che  quando aveva 16 anni giocava nel settore giovanile del Bari, si è consolidato qui, prima di essere ceduto all’Inter. Quindi se penso che questi ragazzini, o ai vari Giovanni Loseto, Giorgio De Trizio e Michele Armenise se fossero stati ceduti  quando avevano 14-15 anni, probabilmente il patrimonio che il Bari ha  costruito, sarebbe andato in fumo. Non capisco perché la politica  e la mentalità della società negli ultimi due anni sia cambiata…”

Quanto ritardo accumula una società che ha da poco scelto il proprio responsabile del settore giovanile e non ha ancora deciso gli allenatori delle varie formazioni del vivaio? “Il Bari è una società che è in ritardo su tutto, perché, dalle notizie che mi giungono, altre società in cui andranno a giocare i nostri ragazzi si stanno per radunare. Il ritardo è notevole, però questo è un problema che rispecchia la situazione del Bari, che, ad oggi, non ha ancora sciolto la riserva su chi sarà il nuovo presidente”.

Quanto è difficile  fare calcio con i giovani, tra la situazione economica attuale ed una carenza di strutture sportive? “La condizione economica è molto relativa, perché i giovani non hanno un costo altissimo, a meno che non li prendi da fuori regione. Come dicevo prima, poiché la Puglia è una regione molto grande, basta saper scegliere all’interno della stessa e non si dovrebbero sopportare grandi costi. Il problema è la volontà delle persone di fare scouting e la capacità di capire i problemi di un ragazzino di 14-15 anni, che, oltre ad avere uno sviluppo fisico, sta anche subendo le problematiche  di uno sviluppo culturale e mentale. Io me ne rendo conto, perché nel nostro Liceo ci sono tanti ragazzi che fanno sport e vedo che hanno delle difficoltà sia nell’affrontare lo studio con costanza, perché gli allenamenti sono molto intensi, sia nell’affrontare problemi della vita reale, perché, rispetto ai coetanei che non fanno un’attività sportiva agonistica, hanno dei gap, perché chi si allena 4-5 ore al giorno, vive la propria attività sportiva come un lavoro. Quindi questi piccoli calciatori che non sono dei professionisti , si trovano ad affrontare un mondo più grande di loro. A questo punto è importante il lavoro di chi li gestisce, dai mister, ai responsabili, ai dirigenti, che abbiano delle attenzioni  sotto un profilo psico-pedagogico  nei loro confronti”.

Sei anche gestore del Liceo Scientifico ad indirizzo sportivo. Quanto è innovativo proporre questo tipo di scuola in un panorama, come quello scolastico italiano, quasi stagnante e spesso lontano dal mondo lavorativo? “Il ministero ha deciso di attivare questo tipo di indirizzo, per cercare di dare un curriculum, subito dopo il diploma, a questi ragazzi che scelgono questo indirizzo di studio. Senza dimenticare che oltre a quelle tradizionali affrontano materie come diritto sportivo e marketing sportivo, in quanto il calcio è una delle prime industrie d’Italia ed una società  ha bisogno di diverse figure a livello manageriale. Purtroppo un’atleta, a meno che non giochi a golf, è costretto a smettere a 34-35 anni. Ultimamente parlavo con un importante dirigente di serie A e mi diceva che un giocatore che ha fatto una carriera in serie C non riesce a risparmiare per comprarsi alla fine neanche un buon  appartamento, perché i parametri sono cambiati ed il costo della vita è sempre più elevato. Oggi i giocatori, a meno che non sei Buffon o Totti, non riescono a guadagnare come prima. I budget delle società sono sempre inferiori rispetto al passato. Per cui potersi costruire, attraverso un percorso specifico, un futuro da manager dello sport unendo le esperienze pratiche sul campo alle conoscenza degli studi affrontati alle superiori ti possono agevolare sia sul mondo universitario, sia nell’ingresso in un’organizzazione sportiva e soprattutto a poter lavorare. Perché il diritto sportivo è una materia che abbraccia tutti gli sport, mentre il marketing sportivo è ancora più importante perché gira il mondo dell’economia. Ed attorno al mondo dello sport ruotano tanti miliardi di euro, specie nel calcio , e dunque c’è bisogno di figure specifiche”.

Una domanda sull’argomento topico del momento sulla trattativa per la cessione societaria del Bari. Da barese prima e da dirigente poi, che idea ti sei fatto, quali sono le tue impressioni? “La mia impressione ho avuto modo di esternarla durante una nota trasmissione televisiva locale ad aprile, quando la trattativa era ancora all’inizio e sembrava dovesse concludersi da un momento all’altro. Dissi che secondo me era sbagliato questo patto di riservatezza nell’era di internet, perché avrebbe creato tante incomprensioni, tante illusioni nei tifosi e disinformazione tra gli organi di stampa, cose che puntualmente sono accadute. Detto questo, è assurdo che dopo tre mesi si stia parlando ancora di garanzie bancarie ed importi da versare in acconto. Io credo che ci sia stata e ci sia tuttora l’intenzione dei Matarrese di vendere e del duo Montemurro-Rapullino di acquistare, però probabilmente questa coppia di fidanzati non è destinata a convolare a nozze”.

Infine, quali sono i tuoi progetti per il futuro? “Seguo il calcio da quando ero bambino: ho visto il Bari di Catuzzi ,con una primavera portata in blocco a sfiorare l’impresa di vincere un campionato in serie B, senza dimenticare l’inizio del 2000 dove tutta Italia parlava del settore giovanile del Bari. Osservero’ questi ragazzi giocare e divertirsi, chiedendo al mio amico Giorgio De Trizio che devo ringraziare insieme a Ciccio Pascazio per i  suggerimenti tecnici di indicarmi le qualità di qualche giovane talento da presentare ai tanti amici ex calciatori illustri che operano in numeroso club di professionisti, nella speranza di poterne aiutare qualcuno a realizzare il proprio sogno, ma ricordandogli di mettere la scuola prima di tutto”.

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