Seppur con una certa e prevedibile lentezza, il calcio italiano vuol provare a ripartire. Non sarà assolutamente facile, ma le intenzioni e gli atteggiamenti di Gabriele Gravina, presidente della FIGC, appaiono già chiari. Il vero organo supremo del movimento, al netto di qualche discordia tra le varie leghe, potrà infatti decidere di riprendere i campionati. Eccezion fatta soltanto per le scelte del Governo, che potrebbe invece ridare un nuovo stop alla stagione, presumibilmente anche in modo definitivo.

Il Bari, intanto, non smette di allenarsi in casa e continua a conservare sogni di gloria. Uno dei galletti che spera di ritornare presto a lottare, finalmente sul campo, per la conquista della serie B è Karim Laribi. Dopo aver inizialmente sottovalutato la diffusione del Coronavirus, come da lui stesso ammesso, il trequartista italo-tunisino ha però lanciato un grido d’allarme in una delle ultime dichiarazioni.

Drammatica è stata la previsione di Laribi sul futuro del pallone: “Vediamo cosa accadrà: l'anno prossimo ci sarà un declino del calcio per il virus. Speriamo di tornare allo stadio, con i tifosi”. Frasi forti, e quanto mai vere, che certificano le nuove incognite da affrontare alla fine dell’attuale situazione. Dubbi ed incertezze che, forse, sono ancora tutti da scoprire. Per il momento si naviga a vista, quasi nel buio, in attesa di notizie confortanti sull’evolversi della malattia.

Ma cosa ne sarà del calcio? Una domanda davvero ricorrente in queste settimane, a cui è difficile dare una risposta. Tra protocolli sanitari, tamponi, spese impreviste, ritiri blindati ed il nodo quarantena nell’ipotesi di un contagiato nella squadra, si rischia di innescare una selezione naturale tra i diversi club. Al pari di qualsiasi azienda, chi non è in grado di garantire la sicurezza resta di fatto bloccato. Senza riforme e strategie vitali, dalla serie B in giù c’è dunque il pericolo di fallimenti di massa che, vissuti molto da vicino a Bari, si spera non accadano.

Se i soli allenamenti di gruppo risultano intricati, figurarsi l’inizio dei giochi quanto lo sarà altrettanto. Un calcio che comunque, anche in caso di un’auspicata ripresa, resterà lontano parente di quello fin qui conosciuto. Nessun tifoso sugli spalti; niente colori, bandiere, striscioni e cori ad animare lo stadio, trasformandolo in una spettacolare bolgia. Soltanto urla di calciatori e direttive di mister sentite attraverso le telecamere, proprio come in quel di Catanzaro.

Nulla sarà più come prima, soprattutto nel calcio. Ma la forte speranza è che torni presto la normalità. Magari tra abbracci, foto ed autografi, richiesti ai propri beniamini senza più aver indosso la mascherina.

Sezione: Focus / Data: Gio 14 maggio 2020 alle 08:00
Autore: Gabriele Bisceglie
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