I Tatò lasciano tutto e mollano la barca. Senza una motivazione, senza un perchè. Col gesto più vigliacco del mondo, i padroni della Società Sportiva Barletta lasciano il club di via Vittorio Veneto senza un vero e proprio condottiero, con l'intera città assorta nel domandarsi quali siano stati i reali motivi che li hanno spinti a mollare tutto.

Per ora si ragiona su ipotesi. Di certo, promettere la promozione in serie B ad agosto e ritrovarsi con i play-off sfumati a maggio non può che essere un magrissimo bottino per il Barletta. Che di marachelle ne ha combinate e anche troppe nel corso di questa stagione. Il presidente Roberto Tatò ha speso fior di quattrini (con la complicità di molti errori dell'allora diesse Renzo Castagnini) per allestire una rosa che, sin dalle prime battute del campionato, ha manifestato notevoli problemi in fase di impostazione, data l'assenza di un vero metronomo in mezzo al campo, oltre che di una vera prima punta prolifica, anche se, almeno là davanti, Cari prima e Di Costanzo poi hanno potuto godere della buona annata di Mazzeo. Inoltre Guerri e compagni hanno fatto fatica ad imporsi con le piccole squadre, ma, soprattutto, in trasferta, dove non sono riusciti più a cogliere una vittoria  dal lontano 16 ottobre (1-2 alla Triestina, ndr). Ammessa la notevole difficoltà del girone B, una formazione che ambisce al salto di categoria, o per lo meno a giocarsi le ultime carte ai play-off, deve avere una minima continuità di vittorie, ma anche di risultati utili, cosa che al Barletta è mancato.

Le cause delle dimissioni dei Tatò, però, non vanno ricercate soltanto ed esclusivamente in questioni afferenti al rettangolo verde di gioco. Di certo, sul mancato raggiungimento dei play-off hanno pesato l'assenza di continuità di risultati, come detto prima, ma anche della famosa questione Gambling, ovvero con il punto di penalizzazione per la partecipazione del vice-presidente Walter Tatò ad una società operante nel settore di scommesse, cosa ritenuta illecita per un tesserato (specialmente dirigente) di una società sportiva. E la lunga battaglia legale che ne è scaturita, giunta fino alla richiesta di rinvio dei play-off, non è stato altro che un ultimo gesto, folle a nostro modo di vedere, di cercare di voler perseguire un risultato sportivo, anche a costo di negare l’evidente atto malandrino.

Sarà stato il braccio di ferro con la Lega o con il Comune per la nota vicenda dello stadio “Puttilli” a far saltare il banco? Per ora restano tutte domande, che non trovano un’adeguata risposta. Non può essere gettato ulteriore fumo negli occhi dei tifosi del Barletta, i quali, per la calorosità e la passione mostrata nel corso di quest’anno, meriterebbero una spiegazione. Almeno loro. Altrimenti quella appena conclusa può essere considerata come una vera e propria stagione-farsa...

Sezione: Il Calcio in Provincia / Data: Ven 25 maggio 2012 alle 11:00
Autore: Gaetano Nacci
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