Nei prossimi giorni, con ogni probabilità, terminerà, in casa Bari, il tormentone legato al nome dell’allenatore per la prossima stagione, con l’incontro risolutivo, in un senso o nell'altro, tra Vivarini e la dirigenza del club. Nella sua storia ultracentenaria, la società biancorossa non di rado ha fatto scelte molto discusse, relativamente alla scelta del tecnico. E, ciclicamente, si è rivolta anche all’estero, per trovare il profilo giusto da far sedere in panchina. Di seguito, dieci mister stranieri che hanno fatto parte della storia dei galletti.
ÁRPÁD WEISZ – Campionato di massima serie 1931-’32. Il trainer ungherese, che due anni prima aveva portato l’Inter allo scudetto, accettò la corte del Bari ed approdò in riva all’Adriatico, nel tentativo di portare alla salvezza la neopromossa compagine pugliese. Al termine di un campionato complicato, terminato con un epico spareggio per non retrocedere, vinto 2-1 contro il Brescia, l’obiettivo fu centrato. Weisz riuscì a vincere altri due tricolori in Italia, alla guida del Bologna, prima di dover lasciare la Penisola, a causa delle leggi razziali. Lui, ebreo, riparò in Olanda e lì lo trovarono i nazisti, che lo arrestarono nel 1942 e lo condussero ad Auschwitz dove morì due anni dopo.
SEBASTIAO LAZARONI – Il Bari dei Matarrese, appena retrocesso dalla A, nell’estate 1992 si affidò al brasiliano per tentare l’immediata risalita, con una rosa rinforzata dagli arrivi di Protti e Tovalieri. Il coach rimase in carica per le prime 18 gare di B, ma, dopo un buon inizio di stagione, la squadra perse colpi, anche a causa dei numerosi infortuni. Dopo una clamorosa debacle in quel di Cremona, con una sconfitta per 4-0, la società lo sostituì con Materazzi, che comunque non riuscì a centrare la promozione.
LUIS CARNIGLIA – Stagione 1960-’61. Dopo sette gare, Capocasale venne sollevato dall’incarico e sostituito dal tecnico argentino, vincitore qualche anno prima di due Coppe dei Campioni sulla panca del Real Madrid. Per cercare di salvare la A, Carniglia pare che incassò una cifra monstre, per i tempi. Venti milioni di lire per sette mesi di contratto. Solo che, purtroppo, la retrocessione arrivò comunque, agli spareggi, contro Lecco ed Udinese.
ZBIGNIEW BONIEK – Il polacco, reduce da una esperienza non positiva sulla panchina del Lecce, arrivò a Bari nel settembre 1991, in sostituzione di Gaetano Salvemini. Nonostante un gruppo che poteva contare su gente come Platt, Boban e Jarni, i biancorossi scivolarono inesorabilmente verso la B, complice il poco peso offensivo della compagine, derivante dall’indisponibilità di Joao Paolo. In 29 partite con lui al timone, il suo team riuscì ad andare in rete solo 23 volte. Troppo poche, per centrare la permanenza.
HUGO LAMANNA – Nel 1965 un Bari disperato compì l’ennesimo cambio in panchina di quella stagione, chiamando al suo capezzale, per gli ultimi 4 match stagionali, il sudamericano. Una vittoria, due pareggi (uno dei quali con la Triestina già retrocessa) ed una sconfitta il ruolino, che non bastò ad evitare la caduta in C del club del Professor De Palo. Confermato per l’anno successivo, Lamanna rimase in carica per 26 incontri, lasciando la squadra in un’anonima posizione di metà classifica.
JANOS HAJDU – L’allenatore della prima promozione in A, annata 1930-’31. L’ungherese, già componente della rosa del Liberty Bari cinque anni prima, viene chiamato alla guida di un gruppo ben assortito, con punta di diamante bomber Scategni. L’attaccante fu capace di mettere a segno 24 gol in quell’annata. Ed arrivò così il primo posto finale in graduatoria, ex aequo con la Fiorentina, totalizzando 46 punti in 34 partite.
GYORGY SAROSI – Una salvezza, affiancato da Capocasale, ed una retrocessione in A per il magiaro, tra il 1948 ed il 1950. Subentrato in corsa al connazionale Plemich, condusse i pugliesi ad una sofferta permanenza, centrata all’ultima giornata. Andò peggio l’anno dopo, quando non si andò oltre il penultimo posto. Il tecnico, un paio d’anni più tardi, centrerà lo scudetto con la Juventus.
JOZSEF GING – Il mister di Budapest allenò il club nel campionato 1938-’39, conducendolo ad un’agevole salvezza in A. L’annata, per quanto positiva sul campo, si concluse con la funesta notizia della morte dell’idolo di casa Cesarino Grossi, morto nel corso della Campagna d’Albania, colpito da un fulmine. A Ging va il merito di aver fatto esordire nel calcio che conta, a soli 16 anni, un certo Tommaso Maestrelli.
ERNO ERBSTEIN – Primo allenatore professionista nella storia del Bari, nel 1928-’29, anno della riforma dei campionati, con uno stipendio mensile di 1500 lire. Biancorossi inseriti nella Divisione Nazionale, che avrebbero acquisito il diritto, al termine di quel torneo, di partecipare all’istituenda serie B. Guidati in campo dal talento di “Faele” Costantino, autore di 16 reti. Erbstein, dopo quell’esperienza, tornò ad occupare la panchina barese nel 1932, all’inizio del campionato di A, venendo sollevato dall’incarico dopo sole 6 partite, avendo racimolato 4 punti. In seguito vinse, da direttore tecnico, il tricolore con il “Grande Torino” nel 1948-‘49. Il 4 maggio dello stesso anno, perì insieme ai suoi ragazzi nella tragedia di Superga.
ANDRAS KUTIK – Lo straniero con più panchine nel Bari, ben 137 in 7 stagioni diverse. Subentrato a Koenig nel primo campionato disputato, almeno parzialmente, al “Della Vittoria”, nel 1934, portò la compagine barese in A, conquistando la salvezza l’anno successivo. Richiamato nel 1939, durò 12 giornate, nel corso delle quali comunque il Bari rimase al di sopra della zona retrocessione, sempre in massima serie. Nel 1941, condusse la squadra nelle prime 18 gare, fino a quando non lo chiamò il Torino. Tra alterne vicende, è anche sua la firma sulle annate biancorosse del secondo dopoguerra, dal 1946 al 1948, nelle quali i galletti rimasero ininterrottamente nel massimo campionato. Successivamente, nel 1960, arrivò a vincere il campionato turco alla guida del Beşiktaş .
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