Minuto 47 del secondo tempo di Bari-Cesena, Budan, solo davanti a Gillet, scaglia contro l’estremo difensore biancorosso la palla che, con ogni probabilità avrebbe posto la parola fine sulle speranze di salvezza dei galletti. Che sia proprio l’occasione fallita dallo sciagurato attaccante romagnolo il crocevia della stagione del nostro Bari? Chissà, certo è che di questi tempi ci si aggrappa a tutto. Così finisce che nel buio di un pareggio, che ben poco dice in termine di classifica, si rinvenga un timido segnale positivo nella reazione della squadra immediatamente successiva allo choc post rigore di Colucci. Per carità, nulla che possa indurre ad un facile ottimismo né tantomeno a ritenere che si sia, come per magia, ritrovato il Bari da libidine di una stagione fa. Tuttavia, la rabbia e l’orgoglio messi in campo dai ragazzi di Ventura sono la prova più evidente della scarsa voglia di arrendersi agli eventi ed accettare passivamente un destino, che almeno numeri alla mano, pare sia già segnato e difficile da sovvertire.
Restano le difficoltà palesate dell’undici biancorosso anche nella sfida contro Ficcadenti e compagni. Alzi la mano chi, dopo un primo tempo da sagra degli orrori, avrebbe scommesso un centesimo non tanto sulla vittoria barese, quanto sulla capacità di arrivare ad impensierire il portiere cesenate. E sì, perché la dura e cruda realtà della prima frazione di gioco dice di un Bari non in grado di azzeccare due o tre passaggi di fila. Che dire, poi, della cervellotica trovata dell’allenatore biancorosso di schierare Andrea Masiello sulla fascia destra, in una partita che, almeno sulla carta, era da vincere a tutti costi. Il povero centrale biancorosso è apparso ai più spaesato, senza il passo e i tempi d’inserimento tipici di un’ala destra. Paradossalmente l’infortunio di Parisi, l’ennesimo della serie, ha dato alla squadra un assetto più logico e, non a caso, il pareggio del Bari è arrivato proprio su un’imbeccata di Rivas da parte di Masiello, restituito ad un ruolo più adatto alle sue caratteristiche.
Intanto, la quarta delle partite, che avrebbero dovuto risollevare le sorti dei galletti, la si è archiviata senza quella vittoria tanto auspicata e indispensabile per dare linfa ad una classifica, che ci vede sempre più tristemente ultimi. Conquistare i tre punti contro una diretta concorrente avrebbe consentito,non solo di lasciare ai romagnoli l’onta dell’ultima posizione in graduatoria, ma soprattutto avrebbe dato serenità ad una squadra attanagliata dall’ansia di tirarsi fuori da una situazione non messa in preventivo dopo l’ottimo avvio di stagione.
Ed invece siamo ancora qui a rimpiangere quello che doveva essere e non è stato, con lo sconforto di chi è consapevole di quanto sia difficile ribaltare le sorti di questo campionato.
Intanto perché bisogna fare i conti con un calendario che nelle prossime tre giornate ci mette difronte nell’ordine: Sampdoria e Roma in trasferta, mentre il lanciatissimo Palermo verrà a farci visita al S.Nicola. Un trittico da far tremare i polsi prima del congedo per le festività natalizie, quanto mai auspicate dai sostenitori biancorossi per mettere da parte nella serenità familiare,la delusione per questo triste avvio di stagione.
Dall’altra parte,le velleità di risalita dei galletti si scontrano con la moria di attaccanti, che ci affligge da quando Barreto e Kutuzov ci hanno lasciati orfani di punte degne di questo nome. Senza gettare la croce su chi, come Caputo e Rana, ha fatto quello che era nelle sue possibilità, l’attaccante altamurano è persino riuscito nell’intento di regalare il pari nel match contro il Cesena, non si può negare che il loro impegno e la loro generosità non sia sufficiente per mettere in crisi le arcigne ed esperte retroguardie della massima serie.
Che dire, non resta che stringere i denti fino a gennaio e limitare la deficienza del reparto offensivo anche grazie all’apporto dei recuperati Rivas ed Alvarez, senza perdere le speranze nel ritorno agli antichi fasti di chi, su tutti Almiron, dovrebbe prendersi il Bari sulle spalle, tirandolo fuori dal baratro.
Autore: Paola Calamita
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