La rosa del Padova quest'anno comprende nomi che, fino a pochi anni fa, figuravano sui palcoscenici della Serie A e della Champions League: il direttore sportivo biancoscudato ha costruito un istant-team fondato su nomi che pesano come macigni. In attacco spicca la coppia formata da Caprari e Kevin Lasagna, quest'ultimo grande ex che ha scelto il Veneto per ritrovare quel fiuto del gol che lo ha portato fino alla Nazionale. A questi si aggiunge il prestigio internazionale di Papu Gomez, campione del mondo in carica che, sebbene attualmente infortunato, rappresenta un lusso senza senso per la categoria.

Scorrendo i fedelissimi di Andreoletti, troviamo pilastri come Crisetig e Barreca, giocatori che hanno masticato il calcio d'élite per stagioni intere e che oggi garantiscono quella maturità e consapevolezza che a Bari sembra un miraggio: sono loro i "grandi" che sanno come gestire il peso di una maglia storica nei momenti cruciali della partita.

Dall'altra parte della barricata, il Bari risponde con una rosa che appare come una collezione di giovani ancora inespressi e di calciatori adulti che non hanno mai compiuto il definitivo salto di qualità. I giocatori che Longo ha impiegato di più, come Moncini o il giovane Rao, incarnano perfettamente questo paradosso: talento presente ma ancora troppo intermittente per poter trascinare una piazza che brucia dalla voglia di tornare grande.

Il problema dei biancorossi non è la mancanza di qualità, ma quella presunzione di superiorità che i senatori del Padova possiedono per natura e che gli uomini di Longo devono ancora costruire: ci si affida a profili come Dorval o il neoarrivato Traoré, sperando che la loro freschezza possa sopperire a una cronica lentezza nelle verticalizzazioni che sta strozzando la manovra offensiva

Sezione: Prossimo Avversario / Data: Ven 20 febbraio 2026 alle 19:00
Autore: Enrico Scoccimarro
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