Nelle ultime settimane Giovanni Cornacchini sta probabilmente attraversando il periodo più duro e complicato della sua carriera di allenatore. Un'avventura iniziata nel 2003 ma mai alle prese con un palcoscenico così importante ed esigente. L'avvio di campionato del Bari non ha convinto per diversi aspetti: gioco, risultati e soprattutto scelte. I continui cambi modulo, infatti, sono stati la goccia che hanno fatto traboccare la pazienza dei supporter. Una squadra confusa e sfilacciata, in particolare al San Nicola, e costruita con idee profondamente diverse dal 3-5-2. Anche nella scorsa stagione il tecnico era stato soggetto a critiche ma dimensionabili solo nel campo del bel gioco. L'attuale situazione è differente, la stragrande maggioranza dei tifosi chiede un repentino cambio in panchina (addirittura il 93% chiede l'esonero nel sondaggio sul nostro sito) per poter puntare concretamente alla promozione.
Ma non solo. A tutto questo si sono aggiunte le voci sui possibili successori, confermate su più fronti. E’ evidente, dunque, che la società stia monitorando la situazione con grande attenzione. In questo clima, molto distante da quello ideale, Cornacchini sta cercando di mantenere la calma (sempre pacato ed onesto nelle dichiarazioni alla stampa) e di continuare a seguire il suo credo: lavorare sul campo a testa bassa e con determinazione. Il mister ha però compreso che non si può più fallire in termini di risultati. Il Bari è atteso da un mini tour de force, caratterizzato da tre sfide insidiose in sette giorni (Virtus Francavilla, Monopoli e Picerno), dove l’obiettivo minimo saranno i 9 punti proprio a causa dell'inizio infernale tra le mura amiche.
Ma come fare? La squadra è chiamata ad una reazione d’orgoglio. Tanti elementi non stanno dando un contributo conforme alle aspettative. Su tutti Costa e Kupisz, sempre in campo nonostante diverse prestazioni sottotono. Nel nuovo sistema di gioco sono chiamati a dare qualcosa in più, altrimenti la squadra è evidentemente troppa lunga e spaccata. L’altro aspetto cruciale è la crescita di attenzione in fase difensiva, soprattutto marcature e movimenti. Senza solidità, il Bari non può andare lontano. Avanti il discorso è differente visto che molto dipenderà dalle scelte del mister (sempre indecifrabili). Difficile comprendere i partner di Antenucci, ma magari potrebbero tornare utili i meno impiegati come Floriano e D’Ursi, giocatori di qualità e potenziali titolari in ogni altra rivale del girone. Occhio però anche a Neglia e Terrani, alla ricerca di riscatto dopo partite difficili ma ancora tatticamente collocabili in un Bari propositivo.
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